Post uhm (per rimanere nel dubbio, questa frase è per d.)
Ieri sera, a Firenze, in un posto, è stata presentata la cosa che ho detto qua sotto. C'era davvero molta gente, ed io per arrivarci ho sbagliato strada, a piedi. Ho sbagliato ponte. Sapete, ero un po' nervoso. Poi ero da solo, per il momento, ma soprattutto avevo il lettore mp3 acceso, ed io ho questa cosa, che se ascolto la musica per ascoltare la musica, e non come sottofondo, tutto svanisce, puf! Seguo le parole, la melodia, e non i miei piedi. Vabbé. E mentre ci stavo andando, in questo posto, mi sono ricordato che tre anni fa, una volta la settimana, ci andavo. Mi trovavo con dei ragazzi lì, il che rende il fatto che abbia sbagliato strada ancora più idiota, ai miei occhi. Perché ci andavo? Una mia amica mi aveva detto di questa associazione, che stavano mettendo su un progetto, che avrebbero dovuto scrivere delle sceneggiature per dei cortometraggi da realizzare, e siccome due anni prima avevo seguito un corso di scrittura teatrale (che allora non era importante come, sembra, adesso. non era così importante nonostante il nome direttore, e tanto che non ci venne dato neppure, non so, un semplice foglio con scritto, ehi! hai partecipato!) pensava gli potessi dare una mano. "La costruzione del personaggio". Ahahah! Io. Però mi divertiva l'idea di andare da delle persone che non conoscevo e fingere di spiegargli qualcosa di sensato con in testa Mamet qualcosaltro. Il fatto è che la teoria, per fortuna mia, è più semplice della pratica. Spiegare "come fare" più semplice che "farlo". Quindi, per farla breve, andò bene, ed ogni lunedì andavo lì cercando di stare bene, e stavo bene. Tenevo il resto della mia vita fuori da quel posto, quindi andava bene. Il fatto è che quando le persone si conoscono, poi non puoi più fare finta di niente. Ed io mi trovo in imbarazzo, al solito. Insomma si fece tutti un bel lavoro, credo, e loro si trovarono per realizzare i cortometraggi, ma io non andai a vederne la realizzazione, né successivamente quando mi è capitato di ritrovare i due organizzatori, nonostante la promessa di sentirli, di vedersi, di avere il dvd con i corti e tutto quanto, poi non l'ho mai fatto. Mea culpa. Che li avrei rivisti, e che gli avrei detto? Come va? Bene? Mah. Tornando a ieri sera, mi ha fatto rivenire in mente le loro facce, e quelle serate, quel posto. Quindi ho ascoltato mad world, e poi gli smashing, perché dovevo rilassarmi. Ho visto persone, capito chi erano, e mi sono detto, ora vado lì e mi presento. Anzi, aspetto un po'. Mi sentivo un pesce fuor d'acqua. Ho preso in mano il volume e guardato a che punto ero. Così, se era vero che c'ero. Poi sono uscito. Chiamate. Di M. E una di F che non ho fatto in tempo a prendere. Il campo da calcetto. I giochi dei bimbi. Le pause sigarette lì fuori. L'interno dello stanzone cambiato, non so se per l'occasione, o sempre. C'era un tavolo, anche due, su cui ci mettevamo, e le sedie di plastica, e i fogli con le bozze, con le prime idee, con tutti i tentativi di scrivere qualcosa di realizzabile, in modo semplice e incisivo. Sono contento di averli ricordati. Ogni tanto lo faccio, e me li immagino adesso. Dei grandi. E delle grandi. Certe sere che si arrivava prima di chi aveva le chiavi. Certe sere rimaste a bere qualcosa, dopo, ad un pub, parlando di. Comunque. Dicevo di ieri sera. Atmosfera gioviale. L'editore ed il curatore riconoscibilissimi. Nonostante. E quell'altro tipo che ha lasciato un commento, no, non ci siamo presentati. Volevo farlo, eh, sei anche venuto ad un certo punto accanto a me, mentre Perrone e Ametrano parlavano, ma mi son detto, "dopo", e com'è ovvio il dopo non è arrivato. Poi non ero sicurissimo fino a quando, alla fine, non avete parlato. Così ho fatto anche una comunicazione personale, ecco. E Massi, c'ero, sì. C'era anche uno zaino jolly black, mio. Non tutti i nomi, così, mi erano ignoti.
Poi per fortuna è arrivato F, quindi M, che ha lavorato fino a tardi anche ieri sera, e che ha cenato solo dopo con un panino ed una birra in piazza Santo Spirito. Mi sono un po' snervosito. Chi ha parlato ha detto cose interessanti, che non devo aver capito fino in fondo. Però la cosa della sequenza degli oggetti nel volume che ha scelto il curatore mi ha incuriosito, ed il fatto di essere, come numero di pagine, a metà, mi ha fatto sorridere. Grazie.
La prossima volta, vedrò di dire il mio nome a qualcuno, eh. Magari due parole.
Di vino, no, anch'io bevuto un solo bicchiere. Era una cosa sulla qualità, non sulla quantità, eh. In somma, sono stato bene, considerato tutto.
Soprattutto tornando verso casa, in macchina, sapendo che fuori c'era una zizzola, e dentro invece caldo, e lei.
Ciao.
ndr
p.s. per Valina, dovrebbe, verso la fine. Metamorfosi?!
per Massi e NellaVasca: alla prossima, vedrò di essere meno dubbioso, prometto.
il racconto è dedicato a Tristan Egolf, a Ian Curtis, a chi conosco e sa perché (vedesi sottotitolo), a un po' di persone, in somma, da cui ho preso, uhm, idee, frasi (di canzoni, Ian), con cui sono in debito, ecco. spero di averne restituito almeno parte.
aggiornamento: stavo dimenticando una cosa: e non va bene.
Alda Merini.
Un pensiero.
Leggetela.
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unpoapolide alle ore 11:16 |
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Ci sono giorni che sei su, ed altri che sei dannatamente giù. Ogni giorno che passa fra la tua nascita e la tua morte, vivi. E c'è sempre quest'altalena, fra su e giù. Un'altalena personale, indefinitamente finita. Finita perché nasci, e perché muori. E questo è quanto. Capita poi che ci siano altre persone, ognuna con la propria, personale, altalena. Ci sono momenti in cui le altalene, alcune altalene, a volte solo due, a volte di più, tengono un ritmo simile, non uguale, così chi abita quelle altalene riesce a comunicare. Capita, persino, che uno usi i piedi sulla terra per rallentare la corsa della propria altalena e stare a fianco di un'altra, o di altre. Capita che uno usi le braccia, come una canna, e le mani, come degli ami, pur di pescare altre mani, altre braccia. Non ti puoi fermare. L'altalena non si ferma. Magari si muove impercettibilmente, ma non si ferma. Quando è ferma, tu non ci sei (o perché non ci sei ancora stato, o perché ci sei già stato, in ognuno dei due casi, che te frega?). Capita, persino, che altalene che sono state vicine, si allontanino, col tempo. A me, questa cosa, dà fastidio. La odio. Ma non ho abbastanza canne-braccia, e mani-ami, per riuscire a tenere tutte quelle che stanno cambiando ritmo, proprio non ce la faccio. A volte viene voglia, anche, di mandare sonoramente a fare in culo, perché hai i tuoi cazzi e alle altre altalene, che hanno i propri cazzi, non frega un cazzo dei tuoi, o frega ma meno che dei propri. O comunque chi sa, alla fine nessuno ha colpa. Capita anche questo, che non ci sia colpa, è davvero così, molte volte non c'è una vera colpa, ma è così bello lavarsi le mani.
Quello che volevo dire, però, è che le altalene, le proprie e quelle degli altri, hanno bisogno di cura. Capita che ci dimentichiamo di loro, ci facciamo prendere dal vento in faccia che ci regalano, o dai colpi alle spalle che ci danno, e non teniamo di conto di loro, le altalene.
E poi finisce. O come volete.
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unpoapolide alle ore 23:59 |
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