NO PERCHÈ POI UNO PENSA CHE SIA TUTTO FACILE
No perché poi uno pensa che sia tutto facile, fra un caffè e una sigaretta, ma ne vogliamo parlare? Dico, ne vogliamo veramente parlare? Mettendo un bell’accento su quel veramente? Perché qui sembra che tutto sia proprio così: facile! Facile una sega, direbbe qualcuno. Facile un cazzo, direbbe un altro. E magari anche Facile una fia, così, per non essere scorretti nei confronti del gentil sesso. E che fa la luna stasera? Ma ha mai fatto qualcosa? Cioè, se ne sta lì, a farsi trainare da forze gravitazionali ellittiche o che. E poi uno pensa che sia tutto facile, boia d’un de. E invece no! Proprio per niente. E allora dico: ne vogliamo parlare? Proprio di quello, sì. E non è la solita disquisizione pseudopolitica, o la solita presa di corna, e neppure discussione intellettualfilosoficheggiante a cui ci hanno abituato certi tipi della tv tra veline e regioni, e neanche indagine nella città ctonia del malessere individuale (oggi che non esiste l’individuo che come protesi dell’altro da sé, già), e figuriamoci se potrebbe essere una facile battuta da mente globalizzata sulla corruzione di tizio e/o caio e/o sempronio, o anche solo una dislessia fulminante di quelle che ti prendono dopo notte a cannonate e la bocca che sembra staccata da tutto il resto e attaccata solo tra sé con le parole che non riescono a uscire bloccate dal fumo mentre i pensieri veleggiano grazie a quello ma ne farebbero anche a meno, o se uno volesse cadere nella banalità (ma qui non ci sta nessuno che vuole caderci) proprio lì. Punto. Rimarco. Punto. Ancora. Finalmente, spero di trovarvi disponibile perché lo ammetto da solo prima che lo ammettiate anche voi che la questione è importante e fondamentale e uno nessuno e centomila siete invitati a partecipare come potete a questa cosa qua che è una domanda che mi sto facendo da un po’ e sono ancora indeciso e il cuore mi batte più forte proprio perché sono indeciso e non so cosa fare adesso che la questione si è proposta a me in tali inaspettate vesti che non riesco, proprio non riesco a decidere e le possibilità son quelle o forse di più non lo so e la testa mi scoppia anche se forse potrà essere un’implosione piuttosto ma non lo so. Woof. Respiro. Allora credo ormai che la dovrei tirare in breve. È che davvero mi sembra che poi possiate pensare che uno possa pensare che sia tutto facile, e allora mi verrebbe da chiedervi se ne vogliamo veramente parlare, mettendo un accento su quel veramente perché qui, a sentire i discorsi intorno, sembra che sia tutto facile, e invece no, invece no!, vi ripeto. E allora eccolo, e io ve lo dirò, oh sì, ve lo dirò, perché sono bloccato qui, e non riesco a muovermi neanche per un centimetro una parte, neppure piccola, del mio corpo magro consumato ormai dagli occhi scavati dal tempo di queste nuvole grige come il trapano che non è attaccato alla corrente, eccolo sì, il problema che attanaglia come una tenaglia le sinapsi neuronali e a volte anche le taglia: e io sono qui a questo bar seduto fuori ormai da un’ora con un pacchetto di sigarette confezionate perfette sul tavolino plasticoso blu davanti a destra mentre a sinistra ci sta il tabacco i filtri le cartine per una rollata perfetta e in tasca l’accendino e quindi, ecco la questione: no perché poi uno pensa che sia tutto facile, fra un caffè e una sigaretta, ma ne vogliamo parlare?
Dico: scegliere quale sigaretta?