COSE SENZA IMPORTANZA
1. leggere
2. scrivere
3. dare il proprio tempo alle altre persone
4. essere onesti
5. etica
6. morale
7. credere che esista la politica (vedi etimo)
8. leggere
9. scrivere
10. vivere
;-)
y quiero que me perdonen
por este día
los muertos de mi felicidad.
Uff… una pagina bianca… difficile iniziare… comunque questa dovrebbe essere un po’ la storia del viaggio in taxi da Managua verso Léon.
L’aereo inizia la sua discesa, un po’ di turbolenze, ma non c’è problema. Solo che sembra di atterrare nel niente, alberi da una parte, alberi dall’altra…. Ma dove sono finita? All’immigrazione tutto bene, basta pagare e neanche ti guardano. Pensare che a Miami manca poco mi perquisiscono il bagaglio per due pacchi di cantuccini! All’uscita dall’aeroporto un mare di gente che chiede se vuoi un taxi, poi ci sono i tipi che ti vogliono caricare i bagagli a bordo per avere due lire di mancia… ma soprattutto la polizia. Ci siamo messe ad aspettare il nostro taxi preciso accanto ad una stazione di polizia o esercito o non so che… tutti col mitra spianato…. (in seguito ho scoperto che c’è un monte di polizia anche vicino alle banche o all’alcaldia… e sempre mitra… in realtà la cosa non mi fa sentire molto sicura: forse dovrei sentirmi protetta, ma in realtà mi fa impressione vedere ‘ste cose, vorrà mica dire che ce n’è bisogno?) – piccola nota perché tu non ti preoccupi: questi pensieri ce l’ho anche in Italia, magari quando c’è un sacco di polizia in stazione….
Comunque abbiamo aspettato un po’, un bel po’, più di un’ora…abbiamo provato a telefonare, ma il cell non funzionava, magari non c’era abbastanza credito o non so cosa. Un signore ci ha chiesto nuovamente se cercavamo un taxi, ma noi volevamo solo telefonare, cambiare i soldi per provare da un telefono pubblico. Lui si è offerto di prestarci il suo cellulare, per cui abbiamo chiamato. Al primo tentativo il cellulare era spento o non raggiungibile, al secondo non ha risposto e quando eravamo “al perso”… un secondo signore ha chiamato il primo con un fischio ed è apparso, finalmente, il nostro salvatore!
Maglietta su panciotta da vita sedentaria, alto, sorriso pacioccoso e sguardo furbetto. Era felice di vederci, pensava che ce ne fossimo andate e con noi 30 dollari o più…e magari anche la possibilità di avere una buona occasione come questa, perché si prende un bel po’ di soldi per un viaggetto così. Così lui era contento e noi pure. Saliamo in macchina, ma non abbiamo spicci da dare ai facchini accorsi in massa a caricarci i bagagli sulla macchina. Mi dispiace, aspetteranno il prossimo paperone americano o europeo tutto il giorno, tutti i giorni, con il ritmo della vita scandito dall’arrivo di un aereo da Miami.
Appena saliti lui comincia a parlare e ci dice un sacco di cose, ci chiede un sacco di cose. E’ molto curioso di conoscere tutto sul nostro paese…va bene… ci sono un sacco di bambini ad ogni semaforo, alcuni vendono il giornale, altri lavano i vetri, altri chiedono solo soldi. Ma non ne abbiamo, e il nostro salvatore ci spiega che è meglio lasciar perdere: praticamente dando i soldi a tutti spenderemmo quanto stiamo spendendo di taxi… tanto per rendersi conto di quanti bimbi stanno per strada. Attraversiamo la periferia della città per dieci minuti buoni, la città si espande, piano piano le baracche si allargano, tra un cartellone di pubblicità e un manifesto elettorale. Baracche poverissime, con gente di tutte le età e di tutti i colori, una casino di macchine e taxi e bici e bambini, bambini, bambini…. Primo impatto con la povertà , in primo piano la miseria e là in fondo i vulcani… Finalmente si esce da Managua, siamo sulla carretera per Léon. Non è così dissestata come mi hanno detto, ci sono un sacco di cose che sembrano molto meglio di come me l’ero immaginate, sarà per via della mia visione catastrofica del mondo!
Iniziamo a parlare con la nostra guida temporanea, non so più in che ordine. Mi racconta la storia della sua famiglia. Vivevano in campagna, vicino al vulcano Momotombo. Terra fertile, ci credo, vicino al vulcano. Avevano qualche campo, coltivato a cotone e mais e non so che: un sacco di fratelli, 15…15 figli dello stesso padre, le madri sono diverse. Praticamente in questo bel paese maschilista un uomo si fa un famiglia con una donna, ci fa 4 o 5 figli, poi se ne va con un'altra e ci fa altri figli e così via… è la donna che deve pensare poi a crescerseli, come meglio può. Lui è fortunato, perché ha la terra. Ma sua madre si ammala, ha bisogno di un trapianto di reni. Peccato che sia una operazione un bel po’ costosa per le tasche dello Stato, figuriamoci per le sue! Allora decide di vendere il terreno…mi sa che non è servito a molto, sua madre non c’è più. E mi dispiace, per tanti motivi: per lui e i suoi fratelli e sorelle, perché mi è toccato farmelo dire due volte, chè alla prima non avevo capito, e perché non sapevo come dirgli in spagnolo che mi dispiaceva molto. Adesso lo so, ma è troppo tardi.
Così rimane senza soldi, senza terreno e senza una meta. Ma uno dei suoi mille fratelli lo convince a venire in città, e emigra. Ma mi ha detto che gli manca il campo, e ci tornerebbe se solo potesse, ma quella non è vita: anche se potesse comprare il terreno, avrebbe bisogno dei finanziamenti per i primi anni e qui le banche fanno interessi che ti distruggono e in poco tempo si prendono il campo che avevi dato in garanzia. Comunque in campagna, finchè riesci ad avere un pezzo di terra, qualcosa lo mangi, in città no. Ma c’è suo fratello, che fa il tassista. E gli insegna le strade della città, lo aiuta molto e adesso anche lui ha questa attività del taxi che va bene. Non ho capito se il taxi è suo, ma non credo. Ma lui è contento, riesce a mantenere la sua famiglia, lui ne ha una sola, non come suo padre. Ha un figlio grande, di 18 anni, mentre la più piccola ne ha 5. Non ho capito quanti figli ha in tutto, mi sa che sono un po’ di più. Ma mi parla solo della piccola: una bimba molto curiosa, attiva, piena di vita…. Lui mi dice che è “molesta”, ma in realtà si vede che la adora, dice che è contento di poter portare a casa quello che serve perché cresca bene. E io ci credo, avere un lavoro qua sembra un lusso, e il suo più che mai. Gli racconto un po’ della mia famiglia, omettendo che sono partita il giorno in cui è morto mio nonno, perché temo di essere giudicata. A posteriori direi che era un timore infondato.
Parliamo anche delle differenze, del fatto che in Italia si fanno pochi figli e spesso si fanno tardi, dopo i trenta anni. Lui dice che è una buona cosa, io e Maria siamo un po’ combattute: è giusto fare i figli che si possono mantenere, quando si ha la possibilità di farlo, ma è molto meglio che i genitori siano giovani… discutiamo un po’, ma mi sa che abbiamo un po’ dei punti di vista diversi, partiamo da premesse un po’ diverse. Abbiamo bisogno di cose diverse. O tutti cerchiamo un equilibrio difficile da trovare.
Facciamo anche una foto al Momotombo, il vulcano vicino al suo pueblo.
E poi parliamo un po’ di politica. All’inizio era un po’ restio, poi si è sbottonato (in senso metaforico, naturalmente!). Mi dice che il paese ripone molte speranze in Ortega e nel suo partito, dice che magari a questo giro ce la fanno. Prima della guerra civile, Ortega salì al potere democraticamente e cercò di portare avanti una riforma agraria per suddividere il latifondo in mano a poche famiglie tra i campesinos che coltivavano la terra. Ma i proprietari misero su un casino e questo, con altri motivi (che non mi dice) legati agli interessi degli Stati Uniti, ha portato alla guerra civile. Niente è cambiato, il latifondo è sempre in mano a pochi, le coltivazioni di cotone qua intorno sono crollate, sia per la guerra, sia perché molti si sono messi a coltivare cotone e il prezzo è crollato… Adesso il programma di Ortega si è ammorbidito, non prevede una riforma così radicale: lo Stato ricomprerà le fincas dai proprietari e le suddividerà tra i contadini, offrendo finanziamenti agevolati per l’acquisto del campo e per l’inizio dell’attività. Almeno, questo è quello che ho capito. Anche se mi sembra che sia tutto un po’ complicato, perché Ortega è al governo, ma in parlamento con una maggioranza del 39% si fa poco, si deve accordare con un altro partito. E qui mi son persa. Qua ci sono 4 partiti principali: quello di destra, liberale, che si è scisso in due, e quello di sinistra idem. E non ho capito con quale si è accordato Ortega, che comunque si insedierà a partire da Gennaio 2007. Comunque quest’uomo ha una grande responsabilità, quella che si dovrebbero sentire tutti i politici: essere la speranza di un popolo per migliorare la propria condizione di vita non è roba da poco.
Tra un discorso e l’altro entriamo a Léon, case basse, strade sporche e sempre un mucchio di gente. Qui stanno tutti per la strada, vendono roba ad ogni angolo: frutta esotica (mele, uva…), telefoni cellulari, tortillas, di tutto e a tutte le ore del giorno… della notte no. Passiamo anche dal mercato dietro la cattedrale, una serie di tavolacci buttati lì per strada con gente che contratta, parla cerca, richiama… le strade sono a senso unico… tutte! Ci scarica preciso davanti alla casa-ufficio dove vivrò i prossimi mesi. Rosa e le altre ragazze ci accolgono e subito c’è un problema: paghiamo in dollari, ma il prezzo è salito perché una chiacchera dopo l’altra ci abbiamo messo un monte ad arrivare. Non ce ne importa, né è valsa la pena. Lui è stato molto paziente con il nostro stagnolo e molto curioso, perciò ha capito anche la nostra curiosità. E poi ci ha fatto da guida turistica. Solo che non abbiamo spicci, perciò la ragazza dell’ufficio li scambia in moneta locale e ci dà il resto. Eppure ci avevano detto di tenere un po’ di dollari spicci per lui, ma col fatto che il prezzo è salito… eppure qui sembrano tutti così disponibili che non sembra un problema. Per fortuna: nei giorni seguenti ne abbiamo combinate altre!
Ma alla prossima… siamo solo all’inizio....