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08/07/2008

dopo qualche problemino tecnico, eccomi di nuovo.
prossimamente si continuerà la serie, e piccole altre cose.

ciao.

e grazie a chi è passato di qua, ed a chi non è passato.
18/05/2008

Oggi sono 28 anni dal 18 maggio 1980.

Ian,
GRAZIE.

una cosa scritta anni fa:

Quando si dice il caso. O destino, chissà. Così comprai Closer, dei Joy Division, una copertina che mi tirava da tempo e un cantante che mi incuriosiva, Ian Curtis, morto suicida. Sempre avuto un debole per i suicidi. Torno a casa da Firenze e lo metto. Allegro, eh. “The silence when doors open wide/ where people could pay to see inside/ for entertainment they watch/ his body twist/ behind his eyes he says I still exist/ this is the way, step inside”. Batteria che risuona nella testa, e basso e voce e tutto che continua e martella. Manchester, prima degli Stone Roses, e degli Oasis, per dire. Margareth Tatcher. Miriade di film ambientati durante il suo governo, per non dire romanzi. Billy Elliot, per dire. La banda dei brocchi, così. Uhmf, Ian Curtis muore il 18 maggio 1980, a 24 anni. Impiccato. Si toglie l’aria. Senza più voce. Frena per sempre la sua epilessia. Mica chiacchiere. Il suo matrimonio ormai agli sgoccioli, la moglie che se n’è andata con la figlia, eppure sta per iniziare con il gruppo una mini tournée negli Stati Uniti, Closer sta per uscire. Cose che vanno male, cose che vanno bene. I Joy Division si scioglieranno e gli altri membri del gruppo daranno vita ai New Order. Manchester, lassù al nord, area industriale, e brughiere. Niente da fare. L’ozio. Nah. Parole che rimabalzano nei suoi testi ossessivi come un paesaggio piatto, uniforme e sempre uguale. Stanze che sono il principio e la fine di tutto. Da cui proviene la sua voce. Quando lo ascolti è difficile fare altro, non si può ascoltare come un sottofondo, se ci provi dopo pochi minuti ti trovi ad inseguire le canzoni messe a volume basso, a cercare il suo respiro, ti rendi conto che ti sta prendendo e portando via, e non capisci quello che dici, ma è come una sirena, e nessuno ti ha legato all’albero della tua imbarcazione.


16/04/2008

avevo cominciato un post, lungo, lungo. ma proprio non è periodo.
però avevo dato la mia parola a spic (e span??? ;-).
quindi ecco la mia lista di

COSE SENZA IMPORTANZA

1. leggere
2. scrivere
3. dare il proprio tempo alle altre persone
4. essere onesti
5. etica
6. morale
7. credere che esista la politica (vedi etimo)
8. leggere
9. scrivere
10. vivere

;-)

non mi va di passarlo ad altri, però, scusate.
vabbé.

passerà (con l'accento, era una canzone di un sanremo....)
ciao a tutti/e
28/03/2008


uhm. ancora sono lontano. vabbé. comunque. volevo dire due parole su questa canzone. è, ovvio, una menzogna, non sono così "feliz", ma mi piace, la canzone, perché è sussurrata, e c'è poi il finale, che fa

y quiero que me perdonen
por este día
los muertos de mi felicidad.

e mi sembra. e basta.
ho anche pensato che uno deve provarci.
e ringraziando chi passa di qua, chi lascia tracce di sé e chi no, vi lascio due link, che rimandano ad altre cose che ho scritto, negli ultimi 4 anni.
il primo è
questo
ed è stata casa, sul serio, per tutto il tempo che ci ho passato. persone splendide e dannatamente in gamba, da farti vergognare, e da onorarti del fatto di essere a contatto con loro ogni giorno, seppur via mail, un nutrimento fondamentale. nei numeri della rivista ci sono racconti e brevi saggi o, che valgono la pena di aspettare che il vostro computer li scarichi. davvero.
il secondo è
questo
vi mando alla mia pagina del sito, dove ci sono i link ai vari pezzi che ho scritto lì. anche questo un luogo importante di confronto, di persone appassionate e competenti, dove trovare un sacco di recensioni (ben più di 2000!) ed idee per viaggiare su sentieri musicali e letterari, e scientifici, e, magari non troppo battuti, angoli diversi da cui considerare quel che c'è intorno.

e finisco così.
buoni ascolti, buone letture, buona giornata.
25/03/2008

Sono felice di segnalarvi questo gruppo che entrerà nella storia del pop-rock universale:

QUI

senza dimenticarvi che il 28 marzo 2008 suoneranno a Firenze.
Ascoltate le loro canzoni alla pagina che vi ho segnalato.
Una line-up da brividi, e canzoni che puntano dritto alle vostre feste più nascoste, ai più reconditi luoghi del vostro animo e del vostro corpo, anche se ancora non lo sapete.
21/03/2008

Post uhm (per rimanere nel dubbio, questa frase è per d.)

Ieri sera, a Firenze, in un posto, è stata presentata la cosa che ho detto qua sotto. C'era davvero molta gente, ed io per arrivarci ho sbagliato strada, a piedi. Ho sbagliato ponte. Sapete, ero un po' nervoso. Poi ero da solo, per il momento, ma soprattutto avevo il lettore mp3 acceso, ed io ho questa cosa, che se ascolto la musica per ascoltare la musica, e non come sottofondo, tutto svanisce, puf! Seguo le parole, la melodia, e non i miei piedi. Vabbé. E mentre ci stavo andando, in questo posto, mi sono ricordato che tre anni fa, una volta la settimana, ci andavo. Mi trovavo con dei ragazzi lì, il che rende il fatto che abbia sbagliato strada ancora più idiota, ai miei occhi. Perché ci andavo? Una mia amica mi aveva detto di questa associazione, che stavano mettendo su un progetto, che avrebbero dovuto scrivere delle sceneggiature per dei cortometraggi da realizzare, e siccome due anni prima avevo seguito un corso di scrittura teatrale (che allora non era importante come, sembra, adesso. non era così importante nonostante il nome direttore, e tanto che non ci venne dato neppure, non so, un semplice foglio con scritto, ehi! hai partecipato!) pensava gli potessi dare una mano. "La costruzione del personaggio". Ahahah! Io. Però mi divertiva l'idea di andare da delle persone che non conoscevo e fingere di spiegargli qualcosa di sensato con in testa Mamet qualcosaltro. Il fatto è che la teoria, per fortuna mia, è più semplice della pratica. Spiegare "come fare" più semplice che "farlo". Quindi, per farla breve, andò bene, ed ogni lunedì andavo lì cercando di stare bene, e stavo bene. Tenevo il resto della mia vita fuori da quel posto, quindi andava bene. Il fatto è che quando le persone si conoscono, poi non puoi più fare finta di niente. Ed io mi trovo in imbarazzo, al solito. Insomma si fece tutti un bel lavoro, credo, e loro si trovarono per realizzare i cortometraggi, ma io non andai a vederne la realizzazione, né successivamente quando mi è capitato di ritrovare i due organizzatori, nonostante la promessa di sentirli, di vedersi, di avere il dvd con i corti e tutto quanto, poi non l'ho mai fatto. Mea culpa. Che li avrei rivisti, e che gli avrei detto? Come va? Bene? Mah. Tornando a ieri sera, mi ha fatto rivenire in mente le loro facce, e quelle serate, quel posto. Quindi ho ascoltato mad world, e poi gli smashing, perché dovevo rilassarmi. Ho visto persone, capito chi erano, e mi sono detto, ora vado lì e mi presento. Anzi, aspetto un po'. Mi sentivo un pesce fuor d'acqua. Ho preso in mano il volume e guardato a che punto ero. Così, se era vero che c'ero. Poi sono uscito. Chiamate. Di M. E una di F che non ho fatto in tempo a prendere. Il campo da calcetto. I giochi dei bimbi. Le pause sigarette lì fuori. L'interno dello stanzone cambiato, non so se per l'occasione, o sempre. C'era un tavolo, anche due, su cui ci mettevamo, e le sedie di plastica, e i fogli con le bozze, con le prime idee, con tutti i tentativi di scrivere qualcosa di realizzabile, in modo semplice e incisivo. Sono contento di averli ricordati. Ogni tanto lo faccio, e me li immagino adesso. Dei grandi. E delle grandi. Certe sere che si arrivava prima di chi aveva le chiavi. Certe sere rimaste a bere qualcosa, dopo, ad un pub, parlando di. Comunque. Dicevo di ieri sera. Atmosfera gioviale. L'editore ed il curatore riconoscibilissimi. Nonostante. E quell'altro tipo che ha lasciato un commento, no, non ci siamo presentati. Volevo farlo, eh, sei anche venuto ad un certo punto accanto a me, mentre Perrone e Ametrano parlavano, ma mi son detto, "dopo", e com'è ovvio il dopo non è arrivato. Poi non ero sicurissimo fino a quando, alla fine, non avete parlato. Così ho fatto anche una comunicazione personale, ecco. E Massi, c'ero, sì. C'era anche uno zaino jolly black, mio. Non tutti i nomi, così, mi erano ignoti.
Poi per fortuna è arrivato F, quindi M, che ha lavorato fino a tardi anche ieri sera, e che ha cenato solo dopo con un panino ed una birra in piazza Santo Spirito. Mi sono un po' snervosito. Chi ha parlato ha detto cose interessanti, che non devo aver capito fino in fondo. Però la cosa della sequenza degli oggetti nel volume che ha scelto il curatore mi ha incuriosito, ed il fatto di essere, come numero di pagine, a metà, mi ha fatto sorridere. Grazie.
La prossima volta, vedrò di dire il mio nome a qualcuno, eh. Magari due parole.
Di vino, no, anch'io bevuto un solo bicchiere. Era una cosa sulla qualità, non sulla quantità, eh. In somma, sono stato bene, considerato tutto.
Soprattutto tornando verso casa, in macchina, sapendo che fuori c'era una zizzola, e dentro invece caldo, e lei.
Ciao.

ndr

p.s. per Valina, dovrebbe, verso la fine. Metamorfosi?!
per Massi e NellaVasca: alla prossima, vedrò di essere meno dubbioso, prometto.

il racconto è dedicato a Tristan Egolf, a Ian Curtis, a chi conosco e sa perché (vedesi sottotitolo), a un po' di persone, in somma, da cui ho preso, uhm, idee, frasi (di canzoni, Ian), con cui sono in debito, ecco. spero di averne restituito almeno parte.

aggiornamento: stavo dimenticando una cosa: e non va bene.
Alda Merini.
Un pensiero.
Leggetela.
18/03/2008

chi passa di qua è pregato di ascoltare quella canzone là, di piero ciampi.
perché sì.
postato da: unpoapolide alle ore 20:40 | link | commenti (2)
categorie: canzoni, mavaffanculo, livorno, piero ciampi, adius
12/03/2008

Ci sono giorni che sei su, ed altri che sei dannatamente giù. Ogni giorno che passa fra la tua nascita e la tua morte, vivi. E c'è sempre quest'altalena, fra su e giù. Un'altalena personale, indefinitamente finita. Finita perché nasci, e perché muori. E questo è quanto. Capita poi che ci siano altre persone, ognuna con la propria, personale, altalena. Ci sono momenti in cui le altalene, alcune altalene, a volte solo due, a volte di più, tengono un ritmo simile, non uguale, così chi abita quelle altalene riesce a comunicare. Capita, persino, che uno usi i piedi sulla terra per rallentare la corsa della propria altalena e stare a fianco di un'altra, o di altre. Capita che uno usi le braccia, come una canna, e le mani, come degli ami, pur di pescare altre mani, altre braccia. Non ti puoi fermare. L'altalena non si ferma. Magari si muove impercettibilmente, ma non si ferma. Quando è ferma, tu non ci sei (o perché non ci sei ancora stato, o perché ci sei già stato, in ognuno dei due casi, che te frega?). Capita, persino, che altalene che sono state vicine, si allontanino, col tempo. A me, questa cosa, dà fastidio. La odio. Ma non ho abbastanza canne-braccia, e mani-ami, per riuscire a tenere tutte quelle che stanno cambiando ritmo, proprio non ce la faccio. A volte viene voglia, anche, di mandare sonoramente a fare in culo, perché hai i tuoi cazzi e alle altre altalene, che hanno i propri cazzi, non frega un cazzo dei tuoi, o frega ma meno che dei propri. O comunque chi sa, alla fine nessuno ha colpa. Capita anche questo, che non ci sia colpa, è davvero così, molte volte non c'è una vera colpa, ma è così bello lavarsi le mani.
Quello che volevo dire, però, è che le altalene, le proprie e quelle degli altri, hanno bisogno di cura. Capita che ci dimentichiamo di loro, ci facciamo prendere dal vento in faccia che ci regalano, o dai colpi alle spalle che ci danno, e non teniamo di conto di loro, le altalene.
E poi finisce. O come volete.
14/01/2008

03/II/2008

Oggi ho comprato il biglietto per quella data. Quella lì, sopra. Lo so. Lo so che ci sono argomenti ben più pregnanti, che toccano di più, che sono più attuali, più grandi ed importanti di quello che accadrà in quella data, e del fatto che io oggi ho comprato il biglietto.
Ma.
Certo, ognuno ha le sue. Per me, loro, sono semplicemente stati me stesso, per un po' di tempo. Erano me stesso quando ero felice, al settimo cielo ed oltre, o quando sprofondavo sottoterra, pericolosamente vicino al nucleo terrestre, ed erano ancora me stesso quando mi incazzavo, contro me e contro il resto del mondo e contro chiunque passasse di lì in quel momento, erano me quando ero dolce e coccoloso, erano me quando sputavo sulla vita e l'amore, erano, sì, sempre me, quando cantavo a squarciagola in una stanza, dove fossi poco importava, con chi fossi, tanto era lo stesso, e chiudevo gli occhi e sbattevo la testa, erano ancora me quando rimanevo a casa e non andavo a scuola, o quando andavo da qualche altra parte, erano me quando quel tiro da terra entrò, erano me quando detti una spinta di nulle conseguenze, ma lo feci, alla persona cui non dovevo, erano me ogni volta che mi sono tirato indietro di fronte alle più imprevedibili stupidaggini, od alle cose importanti, ed erano me anche quelle poche volte in cui sono andato oltre, certe stupidaggini, od a cose importanti, erano me quando sul porto ho dato e ricevuto il primo bacio, ed erano me quando ho capito che non c'era un senso a niente, neppure al voler farla finita, ed allora tanto valeva, erano me quando, nonostante quello che ho scritto un secondo fa, ogni istante poteva essere quello giusto, ed erano me (e c'erano anche altri che non sto qui a ricordare) quando a quell'istante ho detto un sonorissimo vaffanculo, erano me quando ho visto posti bellissimi con persone a cui tenevo, ed erano me in posti tristissimi, ma con persone a cui tenevo ed era questo l'importante, erano me quando ero un ameba, un vegetale, erano me quando correvo e mi divertivo e sorridevo e giocavo a tutto per sentirmi vivo, erano me quando mi fermavo al negozio di dischi nel sottopassaggio della stazione o in libreria, ed erano me quando ne uscivo con un loro cd o il libro con tutte le loro canzoni, erano me mentre li traducevo un po' alla meno peggio io che son stato rimandato a settembre a inglese, ed erano me ogni volta che il mio cuore batteva per qualcosa, e per qualcuno, erano me.
Così, capite che sì, lo so, è solo un biglietto.
Ma.
postato da: unpoapolide alle ore 20:25 | link | commenti (16)
categorie: canzoni, smashing pumpkins, ciao