SEDUTO A QUALCHE METRO DA ME UN TIPO MI HA INCURIOSITO
Ha appena finito di farsi una sigaretta. Si è fatto un filtro staccando un pezzetto di un biglietto dell’autobus - si riconosce dai colori, o non-colori, anche da questa distanza – arrotolandolo prima in un verso, poi nell’altro; ha tirato fuori il tabacco e le cartine (che stanno lì nel pacchetto e immagino siano un po’ intabaccate), ne ha presa una, ci ha messo con cura l’ingrediente, unico e solo; ha rollato un po’, si è tolto il filtro di bocca e l’ha poggiato con delicatezza a un’estremità della corta cartina; ha rollato un paio di semigiri, leccato con un pizzico di lingua e voluttà e chiuso. A questo punto prende da accendere e inizia a fumare. Invece no. Tenendola tra le dita della mano destra la picchietta un paio di volte sull’unghia del pollice dell’altra mano. La guarda per qualche secondo, sembra quasi che la studi. Ecco, se l’è portata alle labbra. La lascia lì. Si è messo a leggere un libro. È andato sicuro alla pagina in cui aveva interrotto la lettura, credo. Ha sfogliato le pagine con tale sicurezza. Insomma, questa la sensazione. Non sono riuscito a leggerne il titolo. Vicino ma non abbastanza. C’è il sole oggi e si sta bene anche in maglietta. Uno dei primi giorni di sole, dopo un paio di settimane di pioggia e nuvole e vento alternate in compresenza. Aprile, verso la fine. Siamo già nel segno del Toro. Mi viene in mente Fiesta. Nessun collegamento apparente. Il tipo è ancora lì, che legge, con la sua sigaretta. Ormai è da un po’. Chiude il libro, così, d’improvviso, senza che niente lo preannunci, non uno sguardo intorno o altro, e lo rimette in borsa. - ciao- - ciao- , un’amica passa ma non si ferma. Lui si è tolto la sigaretta penzolante da un lato. Prende il giacchetto di jeans e fa per infilarla in una delle tasche, ma qualcosa va storto. Imbranato, mi pare. Altre sigarette? Come quella. Per terra. Si piega, le raccoglie con cura. Se ne va. Il sole sorge ancora.
