a M.
tu
ti avvolgerei
anaconda docile alle tue pulsazioni
ti sorprenderei in un respiro
strisciando silenzioso
tra le pieghe delle tue ansie
a instillare attimi di pace
poi
mi confonderei
una mano tra i capelli a spazzare
ogni tuo piccolo sussulto
in onde sulla battigia invernale
e vuota di un immenso oblio
da riempire
di respiri in quattro quarti
è un debito d'ossigeno
l'assenza della pelle del suo odore
ch'è una grazia in questo autunno
di foglie umane
sei quei denti che dilaniano la mia carne
sei quel tocco che mi rende fenice
non è che un naufragio questo incedere zoppicante verso le tue essenze sono il lebbroso da te guardato e reso umano sono la creta in cui hai soffiato per un attimo
sei quelle dita che sgranano le mie paure
sei quel naso che mi rende fenice
sei quel collo che si piega su di me
sei quel seno su cui trovo riposo
sei quella sensazione di casa