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28/02/2007

vabbè.
passate di quando in quando su bombasicilia.
oltre a trovare le mirabolanti...del sottos..sopras...ehm, me, ogni giorno trovate qualcosa di nuovo! un po' "come una scatola di cioccolatini", di quelle che ne hanno un numero grande-grandissimo e sono pure grandi-grandissime loro, le scatole, sennò non ci starebbe mai un numero grande-grandissimo di cioccolatini (obiezione: potrebbe essere una scatola dello stesso tipo del gonnellino di Eta-Beta. ufff....perché mi devi sempre sciupare tutto?) fate vista di non avere letto, voi.
insomma ci sono cioccolatini di varie forme e sapori ogni giorno da scoprire (sia i giorni, che i cioccolatini). e quindi passate di lì, talvolta.
il link, sì. nella colonna alla vostra destra, nella parte dedicata ai link (appunto) sta sotto "casacasetta".

dopo aver fatto questo, ecco, passate anche da vibrisselibri, la casa editrice che pubblica libri solo on-line e che li mette a disposizione di tutti quelli che passano di lì e hanno voglia di leggere qualcosa di. e hanno la possibilità di scaricarseli comodamente sul computer di casa. o di lavoro. o di gioco. o di (quello che volete). il link, sì, più o meno è dove l'altro, ma dovete andare un po' sotto, è "ottimi libri da leggere".
io ne sto già leggendo uno, di questi ultimi due, il secondo, o insomma, tana. e devo dire che per ora (sono all'inizio)....
scopritelo voi.
ciao!
postato da: unpoapolide alle ore 19:53 | link | commenti (8)
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27/02/2007

Di Leonard Cohen. Questa è stata per qualche tempo la mia canzone preferita. Quella che ascoltavo più spesso:

Dance Me to the End of Love


Dance me to your beauty with a burning violin

Dance me through the panic 'til I'm gathered safely in

Lift me like an olive branch and be my homeward dove

Dance me to the end of love

Dance me to the end of love


Oh let me see your beauty when the witnesses are gone

Let me feel you moving like they do in Babylon

Show me slowly what I only know the limits of

Dance me to the end of love

Dance me to the end of love


Dance me to the wedding now, dance me on and on

Dance me very tenderly and dance me very long

We're both of us beneath our love, we're both of us above

Dance me to the end of love

Dance me to the end of love


Dance me to the children who are asking to be born

Dance me through the curtains that our kisses have outworn

Raise a tent of shelter now, though every thread is torn

Dance me to the end of love


Dance me to your beauty with a burning violin

Dance me through the panic till I'm gathered safely in

Touch me with your naked hand or touch me with your glove

Dance me to the end of love

Dance me to the end of love

Dance me to the end of love

 

Questa è invece nata da quella sopra, quasi cinque anni fa. Il confronto è improbo. Ma la lascio qua.

10/III/2002

Danza la tua bellezza tra violini infiammati e fisarmoniche,

la ballerina sul carillon,

danza i movimenti dalle note incatenati e costretti,

fino alla salvezza,

lasciami come la marea un messaggio in bottiglia,

sulla spiaggia, nella brezza

di una sera di maggio.

Danza fino alla fine dell’amore.

Danza fino alla fine dell’amore.


Lascia che ti guardi quando tutti saranno partiti,

lascia che mi senta ultimo testimone dell’arcobaleno,

mostrati a me nei colori che solo ho intuiti

attraverso un bicchiere di vino senza veleno.

Danza fino alla fine dell’amore.

Danza fino alla fine dell’amore.


Non farmi illudere dalle tue labbra di stella

tra le coperte calde di una notte sospesa tra noi,

un sogno finito senza un perché motivato

se non da ragione, solo quella e poi…

Danza fino alla fine dell’amore.

Danza fino alla fine dell’amore.


Danza la tua bellezza tra sguardi infiammati e fuggenti,

la musica da un carillon,

danza tra i silenzi da mani incatenati e costretti,

fino alla salvezza,

lasciarti come la marea Venere, conchiglia,

sulla spiaggia, nella brezza

di un’alba e vedere, guardarti.

Danza fino alla fine dell’amore.

Danza fino alla fine dell’amore.



postato da: unpoapolide alle ore 10:45 | link | commenti (3)
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21/02/2007

oggi torno a casa. mi metto al computer come sempre. aspetto lei.
ci sentiamo. e mi fa
ma è caduto il governo?
eh?
è caduto il governo?
boh. ero a firenze.
non sai niente?
no.
informati.
lei è in nicaragua.
certe notizie fanno alla svelta a fare il giro del mondo.
certe altre, no.
postato da: unpoapolide alle ore 22:31 | link | commenti (7)
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16/02/2007

la lettura di oggi è

QUI


beh.
allora buona lettura.
postato da: unpoapolide alle ore 14:57 | link | commenti (5)
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14/02/2007

San Valentino embé

Ti amo
Davvero?

Embé?
....
Tutto qui?
postato da: unpoapolide alle ore 09:04 | link | commenti (1)
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13/02/2007

oh.
si vede che tanto.
però mi piace un sacco.
questo posto qui
allora.
che aspettate.
andate lì.
postato da: unpoapolide alle ore 16:51 | link | commenti (2)
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12/02/2007

oggi mi andava così
a me no
postato da: unpoapolide alle ore 15:09 | link | commenti
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08/02/2007

Gianfranco Franchi, Disorder – Unknown Pleasures, ed. Il Foglio, 2006


Ecco qua. Un titolo che capovolge. Vorrà dire qualcosa? Il primo album dei Joy Division ha come titolo Unknown Pleasures, e la sua prima canzone è Disorder. Ma qui, si rovescia contenitore e contenuto, eh. Prima di tutto, evitate di leggere la Prefazione e, se potete, anche la quarta di copertina. Non perché siano brutte, intendiamoci, fra l'altro fanno quello per cui sono state scritte, ma semmai leggetele come postfazione, ecco. Io le ho lette prima, ma arrivato in fondo avrei preferito non averlo fatto. Così si spiega questo mio consiglio.

Non è una raccolta di racconti, questo libro, ma un romanzo. Il fatto che ogni tanto appaiano dei titoli, e che ci sia un indice che numera questi vari titoli, vuol dire solamente che i capitoli sono titolati. Tutto qua. Se qualcuno vi dicesse che sono racconti, voi ditegli sì sì. In questo, dunque, romanzo, c'è un pezzo di storia di un personaggio. Non una storia, ma solo un pezzo, sì. E un personaggio, non fate caso al dettaglio insignificante che ci siano più nomi. Quei nomi non individuano alcun personaggio. Il protagonista, o la protagonista, è un altro, un'altra. Ci ho pensato un bel po', a questo. Prima di cominciarlo davvero a leggere, ne ho lette alcune pagine sparse. Mi è arrivato per posta insieme ad un altro libro, di cui per ora ho letto solo pagine sparse, ad inizio di gennaio. Ero tutto contento mentre l'aprivo. La sorpresa poi di vedere addirittura due, due, libri! Ma torno qualche riga indietro.

Dicevo, ne ho lette alcune pagine sparse. E già avevo trovato qualcosa che mi faceva dire, mavaffanculo! Alla fine però mi sono deciso, e sono partito dalla prima pagina per arrivare all'ultima. Ne ho letto buona parte in treno, fra Pistoia e Firenze, Firenze e Pistoia, usando come segnalino il biglietto del treno (così, quando arrivava il controllore, ce l'avevo a portata di mano). Un'altra parte me la sono letta a letto. Le classiche “qualche pagina prima di dormire”.

Seduto o sdraiato. In movimento o fermo. Lettura. A volte mi capitava di chiuderlo, e guardare fuori dal finestrino. Quello che ho visto, niente di particolare. O meglio, niente diverso dal solito. Non improvvise costruzioni cresciute come funghi, né foreste tropicali hanno fatto la loro comparsa in questi luoghi, se mai, io ero diverso. Anche il tempo. Un gennaio molto caldo. Mi ero messo il piumino, la prima volta che ho preso il treno quest'anno, e arrivato a parcheggiare a Pistoia ero in ritardo, così una corsa per prendere il treno. Sudato. Poi dentro anche più caldo. In somma sudato leggevo questo libro. Che pensavo fosse un libro di racconti. Invece no! Un romanzo. Il caso ha voluto che proprio nell'anno appena trascorso abbia letto due trilogie, quella di Samuel Beckett, e quella di Paul Auster. Due trilogie in cui ho trovato (o mi è sembrato di trovare) varie analogie (che possono essere dovute essenzialmente a: il caso; voluta citazione di Auster; l'inevitabile ritorno di alcuni temi in letteratura). Cosa c'entra tutto questo? Franchi come Auster come Beckett? No. Tutti fanno cose diverse, in tempi diversi, con metodi e significati diversi. Ma c'è questa cosa, che i personaggi si confondono, si inseguono a vicenda senza sapere l'un l'altro di essere seguiti, e l'inseguitore è inseguito e così via, in catene che non sembrano finire mai. Ecco, pure in Disorder ci sono questi due Io che si inseguono a vicenda, o magari uno segue l'altro, o. Entrambi lo sanno e fanno finta di non saperlo, oppure fingono di saperlo mentre non lo sanno. Fino a quando. Ma qui, c'è il titolo. Si prende il contenitore e si fa contenuto, e viceversa. Si prende Unknown Pleasures e si mette al posto di Disorder, e il rovescio. Si scambiano le posizioni. Si confondono le trame. Si gioca. Si gioca con la menzogna (che sarebbe, a quel che ho capito, una bugia più consapevole) e la scrittura. La scrittura è menzogna a voler ricreare un mondo attraverso parole, menzogna perché consapevole. Chi scrive questo romanzo, credo, sapesse, o intendesse la cosa in questo modo. Se non è così, amen. La cosa divertente di fare queste cose, dico, scrivere su di un testo, sta nel fatto che l'autore uno se lo immagina un po' come gli pare. Poi l'autore magari decide che va bene quello che ha detto uno piuttosto di un altro, anche se magari la pensa ancora in modo differente. Ma torno a dire, qualche volta l'ho mandato a quel paese. E sì, ma che si fa così? Leggevo delle parti e ci vedevo sotto un sorrisetto ironico. Mai visto Franchi Gianfranco. In foto, ma conta poco. Quel sorrisetto che sbeffeggia, sì quello. Forse mi sbaglio, ma avevo questa impressione, mentre leggevo alcune frasi, e non posso negarla ora che ho finito di leggerlo.

Non ci sono mulini a vento, a meno di non considerare l'INPS un mulino a vento. E altre cose. C'è tanta musica, o meglio, tante frasi tratte da canzoni. E per fortuna ne conoscevo un po', altrimenti avrei dovuto farmi una dose. Di musica. Che non mi sono fatto. Alcune canzoni non le conosco, ma pazienza. Si dice così, no? Questo romanzo, con questo romanzo, mi son preso un po' a cazzotti. Ma è finita con un pari. Macché finita. Eheh. Non è finita per niente. Perché ha questa cosa, il Franchi Gianfranco, di voler. Appunto. Spezzettare. Fare a pugni. Con chi? Con il lettore. Ti invita, tu che leggi, a prendere parte al gioco. Ti offre il là, il trampolino, e ti dice, Salta! E lo fa troncando frasi. Al verbo. Cose di questo tipo. E lo dichiara, come fosse una briscola. E mente dichiarando, come ovvio. Ti spara un titolo, e finge che. Tu sei lì che dal trampolino sei saltato (potevi non farlo, ma l'hai fatto, ti sei buttato e sei partito) ma lui zac, ti comincia un altro discorso. E lo interrompe. Non ti fa godere proprio delle tue elucubrazioni da lettore. Sicché ti verrebbe voglia di prenderlo a schiaffi. Poi ti trattieni. Ma c'è che ho detto Beckett e Auster, e sarebbe cosa di poco conto, da dare poco credito, solo che ho parlato di “trilogie”, e qui no. Nel senso, non. Saranno Guido e Gianfranco? Ma anche Giorgio o Giacomo, va bene lo stesso. E Gesualdo? Goffredo? Giovanni? Sì sì, tutti quelli che vuoi. Che poi, chi ha scritto, mette sulla carta un tal fottio di cose, di rimandi, citazioni, che siano consapevoli o inconsapevoli, poco importa. Perché se tutto è stato scritto, niente è stato letto, e anche se fosse? Le combinazioni non si esauriscono in un amen come la vita dell'universo. Perché uno parte e l'altro resta, ma d'improvviso, secondo me, si ritrova a correre in una notte con una macchina dietro che perde del carburante e non lo sa, mentre fa marcia indietro a prendere la rincorsa con lui fermo davanti ai suoi fari, oppure corre, sempre corre, dentro a un tunnel e immola una macchina frattanto che si fa in croce a braccia. Per carità, per carità!! Cosa manca, cosa manca? Tutto perfetto? Per niente. Ma qui non posso che riprendere un. Fallire. Fallire meglio. Fallire ancora. Accettare il fallimento non vuol dire fermarsi. Però ora basta con Beckett!!!

Quindi, cambiamo registro. Cambio. Dicevo del romanzo. La trama, interessante, prevede vari colpi di scene. Scene. (nel caso qualcuno pensasse che volessi scrivere “scena”). I personaggi, si mentono vicendevolmente, sapendo sempre qualcosa in più di chi legge. Chi legge, tende a fidarsi, per cui è possibile che si ritrovi in certe situazioni appena caotiche, ma che si disbrigano velocemente tagliando. Come un nodo. Si alternano momenti di pausa, a momenti di non-pausa. Il tutto è discretamente liquido, anche se la densità varia. Un buon romanzo (rischia l'ottimità, si dice così?), che corre il rischio di restare lì, ad aspettare, senza nessuno che lo caghi, ma visto che lo fa in maniera consapevole, ben venga, un po' di consapevolezza, e responsabilità di. Che è questa poi la cifra della lettura della scrittura, la consapevolezza, e la responsabilità. Possiamo giocare fino a quando vogliamo, e starci sui nervi, ma sempre consapevoli e responsabili che tutto il nostro/vostro/loro/tuo/suo/etc gioco, è tale. Così il Franchi, con questo romanzo, si dimostra consapevole e responsabile. Se pure ci sembrasse poco, guardiamoci intorno. Bene. E facciamo i nostri conti.


Fine.

postato da: unpoapolide alle ore 13:39 | link | commenti (3)
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07/02/2007

Sto ascoltando un po' di musica. jazz. Art Tatum.
Una raccolta.
complete brunswick & decca recordings 1932-1941
quando fuori piove.
quando c'è il sole.
quando si suda per il caldo umido.
quando il naso è rosso per il freddo,
o le gote si colorano per l'emozione.
quando si è tristi e tutto sembra andar male.
quando si è felici
quando il mondo sembra stretto e piccolo
o così grande da non riuscire a comprenderlo
beh, ecco, allora queste canzoni, quasti pezzi, questo pianoforte e queste voci,
rendono la stanza un altro mondo un altro tempo e la vita è sempre la tua.
sono vibrazioni nell'anima che si distendono sulla tua faccia in un sorriso.
a me fa questo effetto.
l'ascolto e mi vien voglia di ballare.
l'ascolto e mi vien voglia di un sacco di cose.
l'ascolto e le cose vanno al loro posto.
né giusto né sbagliato, solo il loro posto.
cazzo, che bello!
ciao a tutte le persone che passano di qua, pure per sbaglio.
non sia mai che.
buona giornata, e buona fortuna.
postato da: unpoapolide alle ore 14:15 | link | commenti (4)
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04/02/2007

A EMME.

il mio naso ti ricorda.
sono qui al computer, a casa,
scivolo su un tuo pensiero
e mentre cado
il mio naso ti ricorda.
la tua pelle e il tuo alito
l'acqua calda insieme
ricci bagnati di sale
e di boschi
tutto questo dal naso.
forse è l'aria di mimose fiorite
che non arriva qui,
forse le vespe entrate in macchina
la nostra fuga.
il naso mescola e confonde,
ma non confonde te.
gli occhiali verdi un'ora
e i pantaloni un sabato pome e anche anche,
le pizze al ritorno
e quelle prima di partire,
il naso mi racconta le tue mani
e le tue gomme da masticare
in un sorriso.
sono contento del mio naso
che sembra...e che mi dona te
in qualche modo.
Sei qui.

A.
postato da: unpoapolide alle ore 13:11 | link | commenti (5)
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