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30/01/2007

Dieci e passa anni fa, vidi una foto sul giornale. Lessi un articolo. Scrissi queste frasi qui sotto. Oggi, le metto qui. Non è una ricorrenza, non è niente. Solo voglia di metterle qui.
 

Non ti conoscevo, m’innamorai del tuo sorriso, di una tua foto su un giornale, era così bello il tuo volto; solo non ti potrò conoscere, non in questa vita almeno, perché non c’era più luce nei tuoi giorni anche se a te non sembrava, non lo so e non lo saprò mai.

Certo che la vita può essere triste a 18 anni, sogni che sembrano essere lontani e non realizzarsi mai, e a volte proprio noi sì, siamo noi che lo vogliamo, che rimangano solo sogni,
perché ci fa paura quello che sogniamo. Ed io, io non ti voglio giudicare, ma solo capire,
pur sapendo che mai potrò perché tu eri diversa da me, e solo tu ti conoscevi e solo tu potevi capirti.

A volte anche se abbiamo voglia di lottare c’è qualcosa che ci blocca, che non ci fa agire,
ed è la paura, paura di cambiare, peggiorare, sbagliare e tutti che ti indicano senza parlare;
la vita può essere triste a 18 anni, e può non esser tale, ma può, non deve. Chissà quante volte avrai detto di poter smettere quando volevi e ritornare quella che eri, ma era solo un’illusione, per farsi forti anche se non lo si è, e forse poi, nel profondo del tuo cuore, speravi che non ti credessero e ti dessero l’amore, l’amore che cercavi e invece non trovavi,
e per te la vita a 18 anni era triste. Anche se non sembra, anche se nessuno se ne accorge che qualcosa dentro te è cambiato e non sarà più lo stesso ; però che bel sorriso avevi sotto cui nascondere i tuoi problemi, e come si fa a non credere al tuo volto,a non credere al tuo sguardo ?

postato da: unpoapolide alle ore 16:43 | link | commenti (4)
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28/01/2007

BombaSicilia: macchiafogli alla riscossa


Un sito tutto nuovo,

un nuovo numero

e l’inclusione nel Best off 2007

per la rivista fondata da Tonino Pintacuda nel 1999



Prendete un vulcanico fondatore under 25, siciliano di nascita e di fatto, perso per il buon leggere e il buon scrivere. Immaginate un brodo primordiale chiamato BombaCarta, cotto a puntino dal tecno-gesuita Antonio Spadaro, che va pazzo per Tondelli e Carver. Aggiungete una quindicina di irriducibili macchiafogli, parolai per mestiere o per passione, entusiasti autodidatti e precocissimi blogger. Il risultato è la rivista trimestrale on line BombaSicilia, fondata e coordinata da Tonino Pintacuda e, da dicembre 2006, diretta da Maura Gancitano e Maria Renda.

Dal 20 gennaio scorso è on line il nuovo sito di BombaSicilia, curato da Cristiano M. Gaston. Un raffinato e pratico contenitore per l’ottavo numero della rivista, tutto dedicato al tema “Front’ieri. Parole di confine e parole al confino”. Un viaggio ai margini, in ogni senso.


BombaSicilia ha già travalicato con successo i confini del web per approdare sulla carta, in occasione del terzo appuntamento del progetto “Best off”: un racconto di Maura Gancitano, che ha visto la luce per la prima volta nel numero speciale “Attraverso le terre, il mare” (Bombasicilia 6 bis), è stato inserito nell’antologia “Voi siete qui. Sedici esordi narrativi”, edita da Minimum fax e curata da Mario Desiati. E chissà che il futuro non riservi altre sorprese.


BombaSicilia è un cantiere creativo in movimento, aperto a narratori, lettori e macchiafogli che condividono il manifesto di BombaCarta e hanno un legame, di sangue o di affinità, con il Sud. Si partecipa soltanto su invito diretto, ma è previsto spazio per i contributi di altri parolai e ossigeno per nuovi talenti.

La rivista può essere scaricata gratuitamente, in versione pdf, direttamente dal sito (www.bombasicilia.it). Tutti gli arretrati sono disponibili.



Il nuovo numero


Sommario

La curatrice di questo numero, Laura Caroniti, apre con “un editoriale umorale” tratteggiato su confini personali.
Di seguito
Grenar ci trasforma in pallina per la roulette di Dostoevskij.
Proseguendo da est arriviamo al canto-controcanto sul regista di teatro lituano Nekrosius, di
Andrea Brancolini e della guest-star Veronica Morelli.
In questo viaggio verso occidente eccoci ai confini greci di Sofocle, accompagnati da
Maria Renda.
Ancora sud, ancora ovest, fino a Dakar e ritorno per "Io, venditore di elefanti" di Pap Khouma, letto da
Costantino Simonelli.
Ed ecco la Francia e il linguaggio di Sartre dalla penna dell'altra guest star Angela Migliore.
Laura Caroniti di nuovo prende per mano con il suo "Regalo" e ci lascia poi giocare pei campi con le “Storie nostre” di
Guido Grassadonio, Angela Migliore, Giulia Merlino, Costantino Simonelli, Laura Caroniti, Maddalena Maltese.
Un tuffo in “Cinque anime salve” con successiva emersione nel potere della lettura con
Tonino Pintacuda.
“La prova dei materiali” di
Demetrio Paolin è stavolta impegnata a studiare “La mano di un vecchio” e infine, come sempre nei viaggi, è di nuovo “Sicilia” (ed. Untitled): Maria Renda legge e Maura Gancitano intervista.


BombaSicilia aderisce al progetto di copyleft. Il suo contenuto è coperto da una Creative Commons License. Non costituisce testata giornalistica e non ha carattere periodico: è aggiornata secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali e degli articoli ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerata in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7/03/2001.




Per informazioni e contatti:

info@bombasicilia.it

redazione@bombasicilia.it


postato da: unpoapolide alle ore 13:19 | link | commenti (5)
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20/01/2007

ANNUNCI

Allora.
Il nuovo numero di Bombasicilia è online.
Lo trovate: qui
oppure nella colonna di destra a "casacasetta".

Ma, ci sono altre...ummm...un paio di cose da dire.

Annunci da fare.

Cose che insomma...però bisogna pur dirle.

Allora:
il 28 gennaio esce il nuovo numero di Best Off, il 2007, curato da Mario Desiati.
E udite udite, c'è un pezzo della nostra Maura Gancitano, direttrice di Bombasicilia. Beh, mica poco no?
Ma non basta.
Se tutto va bene, e lo speriamo vivamente, BS tra poco uscirà dagli schermi, per farsi...più materia...come dire, ecco, carta!!!

E con questo finisco gli annunci

Un grazie a chi ci legge, e diffondete diffondete la novella.
Grazie a tutti.
Pardòn.
auf. finita. anche questa è fatta. fatica. uff.
postato da: unpoapolide alle ore 15:59 | link | commenti (4)
categorie:
15/01/2007

POSSESSO



spellarci di nuovo è possesso

in dolci graffi assetati del sangue

che circola lento e veloce

a vibrazioni che si propagano

nell'oceano dei corpi

è l'istante a guidare le mani

superfici straniere che si aprono

cieli neri attraverso lenti brillano

di nuove esistenti comete


e dinanzi un'aurora boreale

spergiuriamo un'eternità indolente

che non affascina

in riccioli piedi intrecciati

catene di carne insolente

a seguire l'istinto che ci rese umani

ragione di corpi e menti vinte

alla procreazione stellare


e tutto questo non è che reato

di plagio di plagio incantato

estorto da un'immaginazione sterile

è un possesso nelle parole inutile

non dirmi ti sento

in gocce di sangue a spillare

possesso


postato da: unpoapolide alle ore 13:30 | link | commenti (7)
categorie: canzoni, silenzi, tempo, pelle
11/01/2007

100 minuti

approssimativamente. una mente approssimativa. 100 minuti. mai parlato tanto in vita mia come oggi. tutti in una volta. sì, state delle interruzioni. ogni tanto respiravo. comunque. a me sta storia mi fa ridere. sono anche stanco. magari una dormita. magari poi.
bon. intanto la gente muore. dato certo. a me che me frega se muore la gente? poi, sta zitta. ho parlato 100 minuti oggi. me ne potrei stare zitto pur io per un po'. ma la gente muore. ne ho sentita una poco fa. la gente muore perché fa troppo rumore. porc! zitta, dovrebbe stare. troppo rumore. cazzo la pioggia. certe volte fastidiosa. il vento. eh, ma mica posso ammazzarle, ste cose. ma siamo un popolo cristiano, mi dicono. si ammazza chi fa rumore. si perdona, anche. mica però vuol dire che non devo essere incazzato di brutto. se perdono. anche cristo perdona, ma mica ci gode sulla croce. porca miseria. si perdona, però, sempre dopo. prima, prima si condanna. mai noi stessi. mai noi stessi. prendo il sasso lo lancio ma non voglio che le onde tornino indietro. mi prendino. io non voglio mettere bocca nei tuoi affari. ma tu lasciami fare. dopo dirai. te l'avevo detto. potrò sbagliare da solo. anche tu puoi sbagliare. ecco. si ammazza anche per il pianto. si ammazza per una malattia. si ammazza per il traffico. a me sta bene. a me sta bene. basta basta con certe mascherine. è andata male che dopo aver parlato mi è venuta voglia. di scrivere. senza niente. come ovvio. attendo. attendo e basta. certe notizie fanno sorridere. morire per troppo rumore. ero in macchina quasi le vene mi scoppiavano. giuro. giuringiurello il mondo è bello. la menzogna quotidiana è l'anestetico immortale. tipo credere di credere. senza credere davvero. senza fare caso a ciò che si crede. ecco. la gente muore perché un missile ci va a sbattere. sfiga. il tipo morto con un satellite in testa. l'altro scivolato su una merda. e morto. sbattendo la testa. dove? spero non lì. e così sia. amen.
postato da: unpoapolide alle ore 19:51 | link | commenti (2)
categorie:
10/01/2007

Questo qua sotto, viene da un altro posto, o da un altro post, come volete.

DUE COSE CIRCA IL GIALLO

Il giallo mi sta bene, dicono. Ho una maglietta senza maniche gialla, che uso per giocare a basket, quando capita. Prima più spesso, ora meno. Prima giocavamo tutto l'inverno, il sabato, alle due e mezzo, fino a quando c'era luce, al campino dietro la chiesa. Eravamo in tanti. Ora meno. Ma a volte siamo ancora abbastanza. Un pezzo che non ci torno. Gialla è pure la divisa della squadra di calcio di qui. Almeno lo era. Gialla e blu. I piccoli che giocavano (e pure io per un anno) erano detti "canarini". Ora non so. Avevo anche una canarina, gialla, e un canarino, arancio. Lei fece le uova. Ad un certo punto c'erano vari canarini in quella gabbia, ma chi sa perché qualcuno moriva. Noi quando tornavamo dal mare gli portavamo sempre gli ossi di seppia. Bianchi. Sulla spiaggia dopo le mareggiate. Di luglio. Agosto è giallo, ma luglio no. Luglio non è giallo, anche se i campi di girasole lo sono. Lo sono stati anche la scorsa estate. Buona estate. Brutta estate. Triste estate. Un'estate un po' gialla, ma di quel giallo che non è bene vedere sul volto di una persona cui vuoi bene. Poi, vallo a chiamare giallo, quello. Ma è così. Giallone è pure il catarro, quando si sputa e si fuma. Poi diventa più scuro. Quando smetti per un po' sputi nero. Te lo ritrovi in bocca, così. Quando il tuo giallo va sull'asfalto, perché tu non sei molto educato, ti fa un po' schifo a vederlo. Ti sembra quasi di sentirne la consistenza.
Pensare che scrivo queste cose in un'attesa. Pensare che ho scritto tanto ieri e oggi, ma copiato. Giallo. A volte te lo senti venir su, il giallo. Mi ricordo avevo 18 anni e c'era questa ragazza, c'è spesso una ragazza, ed era straniera e mi disse che aveva i capelli di colore....gallo, normalmente. Giallo. Biondi. Capelli di colore gallo. Mi piacque. Disse anche un'altra cosa nel suo italiano così così. Disse il cuore fa male. Mai più vista, o non mi va di ricordarlo. La luce dicono sia gialla. Mah. Ma anche il sole è giallo, ma solo d'inverno. D'estate è bianco. Si vede giallo giallo solo d'inverno. A me sta bene il giallo, sarà perché sono nato di primavera. Mi piacevano di più i colori scuri, ma ogni tanto bisogna cambiare. Così ho anche una camicia gialla. Quella camicia fa proseliti. Praticamente ha vita propria. Un amico mi dice che i miei capelli hanno vita propria. Se li è fatti crescere perché li avevo lunghi. Ora li ho tagliati, e quando ci siamo visti la scorsa settimana mi ha chiesto come si sentivano. Mi ha detto che gli hai fatto. Ma i miei capelli non sono gialli. La camicia invece sì. Sono un gran figo quando la metto. L'anno scorso due anni fa, tra il trentuno dicembre duemilacinque e l'uno gennaio duemilasei avevo quella camicia gialla e una giacca nera. Una delle dita di una mano che mi sono messo la giacca. Lei però era infinitamente più bella. Ieri sera sono uscito con una ragazza dai capelli gialli. Biondi. Siamo stati a un pub eravamo in tre c'era anche sua sorella. Siamo stati bene riaccompagnate a casa. Loro hanno un maggiolino giallo con la capote nera. Bellissimo. Maggiolino, maggiolone. Mi ha sempre intrippato, si dice?, un casino. Mi ricordo un amico milanese con la sue duecavalli, però panna. Divertente. Ho capito che non dovrò mettermi quella camicia quando incrocio Lisa, mentre con Manuela potrei tentare. Quante cose grazie ad un editoriale. Che il giallo fosse acristiano, per esempio, mica lo sapevo. Grazie Raffaele, un giorno scriverò di quella sera della tua voce. La tua voce non era gialla, né saprei darle un colore, adesso. La tua voce era lì ma non era lì. Poi ti spiego. Come dice Giuliano Gemma - Montgomery Clift ne Il ritorno di Ringo. Il giallo si dice sia di chi è sicuro di sé. Forse per questo non mi appartiene, ma in sua compagnia ci posso stare. Poi, c'è giallo e giallo. O gallo e gallo. Giallo è il colore del vestito da sposa di mia mamma. Si è sposata in giallo, sì, un giugno di più di 30 anni fa. Cavolo. A dirlo, non si direbbe. Meno male che scrivo. Altrimenti non avrei potuto. Queste sono battute che potrei dirvi "alla Tommy", se voi immaginaste un piluccone che ogni tanto viene fuori con una di queste. Giallo il lapis che ho davanti, sulla tastiera. Gialla lo smile. Ogni tanto guardo se su Skype compare. So che non lo farà. Rimango qui lo stesso. Il giallo fa le ombre, insieme al bianco. Eh, gialla è la sabbia di questa clessidra che finisce. Devo smettere.
"Giallo" non è mica un colore. è una parola.
postato da: unpoapolide alle ore 10:10 | link | commenti (2)
categorie: racconti, gioco, pelle, lettura, odori, giallo, fine
09/01/2007

Pausa studio. Té.
Poi, studio.
Assenza di questi giorni da cose che dovrei fare.
Farò, spero.
Che poi, in fondo.
Ma è tutto qui.
A dire altro.
Si potrebbe, non escludo.
Ma nessuna voglia di.
Dirlo.
Mi riposo in un letto di fuoco.
La mattina mi sveglio sudato.
Ah.
Stufato di un po'.
Stufato da un po'.
Avrei scritto altrove.
E altro.
Invece.
Niente di che.
Un bacio a lei, agli altri, un boh.
mah.
postato da: unpoapolide alle ore 16:38 | link | commenti (1)
categorie: silenzi, tempo, gioco, pelle, lettura, odori, ciao, dubbi, vocii
05/01/2007

oh, quale onore cons!!! era da un po' che non attraevo tali giochetti. fortunata che il libro più vicino sia tra la tastiera e me, in questo momento in cui scrivo...sono un po' pigro in questi giorni.

dunque, pag 123, salto le prime 5 (non conto la prima che inizia nella pagina precedente), ecco le 3:

"Ovviamente giocando a carte scoperte il rischio è maggiore, ma lavorando così è anche più semplice vedere gli errori e quindi cercare di correggerli.
Per quanto riguarda Trigorin, è una figura importante: ha molto testo e insieme all'Arkadina, Treplev e Nina fa parte del primo quadrato di cui abbiamo già parlato. Nella nostra versione forse rimane un po' troppo dipendente dall'Arkadina, forse potrebbe avere più autonomia, ma a me piace immaginarlo così."

Il libro è
Il Gabbiano secondo Nekrosius. Il Gabbiano è la piece di Cechov, e Nekrosius è un regista lituano. Il libro è il racconto di uno stage internazionale tenuto da questo regista, per cui alla fine è stato messo in scena questo testo. In somma, Il Gabbiano secondo Nekrosius.
E ora passo questo divertentissimo giochino, di cui ricordo le regole:

REGOLAMENTO:
Prendere il libro più vicino.
Sfogliare sino a pagina 123.
Contare le prime 5 frasi della pagina.
Riportare nel blog le 3 frasi seguenti.
Suggerire il gioco ad altri 3.


al Nickolas Black, al SauroSandroni (che leggi?), e alla Pulce....

buona fortuna!
(ghigno malefico, come in foto)
postato da: unpoapolide alle ore 14:11 | link | commenti (10)
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