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28/12/2006

Allora io il 24 dicembre sera non avevo intenzione di andare a messa. Mi devo vedere con un amico che poi parte, e fissiamo per un quarto alle undici in centro. Arrivo ovviamente in ritardo. Lui arriva naturalmente dopo. Ho sbagliato anche stavolta! Fatto sta che andiamo nel pub, in quello lì, quello in centro dove però si trova sempre posto. Non abbiamo voglia di metterci a girare. Arriviamo lì e infatti ci saranno sì e no dieci persone. Ordiniamo. Una piccola chiara lui, una media rossa doppio malto io. Tanto, con calma, c'è tempo, penso. Non sono un gran bevitore dai tempi del servizio militare, secoli o quasi fa. Ci sediamo e mi fa, A te va bene di fare una cosa veloce, che domani parto presto? Io guardo la mia media rossa a 2 malti, piena fino all'orlo, con mezzo cm circa di schiuma, osservo il bicchiere e la linea dei 4 dl è così bassa rispetto alla birra, e gli fo "ma dirmelo prima?" "eh". eh. Allora chiacchieriamo e come va a Budapest e progetti e qua come va e non c'è male e la tua ragazza che dice che è laggiù e tu che ce l'hai pure tu ora ti trasferisci eh con occhiolino scemo cazzate cazzate cazzate una quantità enorme esagerata di cazzate grandi intervallate da cazzate più piccole intercalate da parole e/o cenni seri. Va bene si va? Si va. La sua birra non gli è piaciuta, ha detto si è abituato male là, o non lo sa, ma non gli è piaciuta e l'ha lasciata e la mia invece mi è piaciuta e l'ho finita ed è ancora presto. Facciamo due passi poi ci vediamo a Budapest speriamo ciao ciao. E io che faccio? Andrò a messa in duomo, mi faccio gli faccio, magari ci trovo qualcuno, che si sa, a certe messe vanno proprio tutti o quasi, e comunque ormai sono in città e non ho ancora voglia di tornare a casa. Così vado a messa, sì. Arrivo che è al vangelo. Una delle cose belle (sì, ci sono) delle messe, è che puoi farti un sacco di viaggi. Ci sono queste persone che parlano, chi legge la prima lettura, la seconda, altre parti, e c'è il prete che parla e che dice l'omelia, e tutto un bisbiglio sotterraneo, persone che entrano/escono, vanno a salutare qualcuno, e comunque questa impressione di silenzio, e allora tu sei lì dentro ma ne puoi approfittare per andartene su questo tappeto sonoro e pensare a ciò che ti circonda, a quello che stanno facendo le persone a te care in quel momento, a cose da scrivere cose da leggere cose da studiare. Pensi che per la rivista ci sarà da lavorare un sacco, ma anche che quel tipo è vestito in modo ridicolo, e la sua compagna non è da meno, e ti accorgi che è tutto un cappotto nero, perlopiù, e note di colore ce ne sono poche, qualche sciarpa, dei rossetti, delle scarpe dorate o argentate, ma i colori chiari sono deputati alla zona dell'altare che quasi ti abbaglia e poi pensi che ti piacerebbe essere un cavallo, che i cavalli riescono benissimo a dormire in piedi e ti verrebbe proprio voglia, che la birra ti mette sonno e le sillabe che pronuncia il prete, una per una staccate, incredibile!!, sono ipnotiche e chiudi gli occhi, sì li chiudi ma non è una buona idea non è una buona idea li riapri. Un attimo di smarrimento, concentrazione per mantenere l'equilibrio ti concentri un attimo basta un attimo. Non c'è nessuno che conosci guardi a destra guardi a sinistra non c'è nessuno che conosci. Vedi una mano ti saluta. Toh, le sorelle, ci sono le sorelle. Sorridi le andrai a salutare. Ora no che ti ricordi stavi sognando nel momento in cui hai chiuso gli occhi li hai aperti avevi cominciato a sognare, ma cosa ma cosa. Non ricordi era strano. Ti ha lasciato quel nonsoche, esatto, nonsopropriocazzoche in bocca. La birra. Ah ecco stavi bevendo birra nel sogno. Stavi bevendo birra dall'acquasantiera e c'era un sacco di gente in fila che la birra era di prima qualità, e doppio malto e rossa. E il prete diceva andate e bevete. E c'era un tavolo con chilometri di ostie variamente condite ed erano eccezionali davvero eccezionali c'era il reparto dolce il reparto salato e le persone mangiavano e bevevano. Fuori è freddo tanto freddo e la chiesa è la nostra capanna e noi siamo in-fa-sce-in-fa-sce, e ci vengono dati come doni cose da mangiare e da bere. Questo sognavi ma forse no forse no, solo il sapore dolciastro della birra di prima, forse solo quello un'illusione, e ti senti lucido e l'unica cosa che ti dice hai bevuto è il sapore in bocca che tieni, un buon sapore. Il sillabatore sillaba ancora si deve dare la pace non c'è nessuno intorno a me vicino a me come in treno nessuno si vuol sedere vicino, solo costretti ci si siede vicino, solo se c'è un solo posto libero allora vicino a me, ma io non mi muovo non dò la pare nessuno viene verso di me non stringo mani non mi stringono la mano. Poi la comunione, ma non mi sembra il caso, ho mangiato da troppo poco tempo e non mi confesso da troppo, allora forse meglio che ne approfitti vado a salutare le sorelle che sono a sedere ciao come va sei solo sono solo è andato via partiva presto noi siamo arrivate presto eh a saperlo ci si vedeva prima poi si esce dove hai la macchina dove l'avete lì qui un passaggio no grazie ok allora ci sentiamo ok ci sentiamo ciao ciao. Attraverso il centro non mi accorgo delle persone di chi passeggia intorno di chi chiacchiera intorno non ho voglia altri pensieri altri pensieri mi girano per la testa nel cuore per la testa nel cuore. Il mio cuore batte a un anno fa, un piccolo minuscolo anno fa. Lei ora qui non c'è, ma sono contento so dov'è e so anche altre cose che mi rendono felice è la notte di Natale e non ci dovrebbe essere altro, non ci dovrebbe essere altro, non c'è altro. Attraverso la città e questi posti a cui non faccio caso so che mi sono dentro non li guardo ma ogni pietra è dentro di me e questa città è piccola ed ha tanti difetti ma se la guardi la trovi bella non di quella bellezza che ferisce gli occhi, ma di quella che ti si adagia con delicatezza, che ti prende a poco a poco, e pensi che è questa terra, e pensi al tuo paese qui vicino, niente di che il solito paese, ma la terra. Pensi che ci sono tanti problemi tanti difetti poi guardi una pietra e sorridi guardi una pietra e t'incazzi guardi una pietra e basta una pietra per farti provare mille emozioni distinte. Lei ora qui non c'è ma so che si porta dentro tutte queste cose, e anche me, e sono tranquillo arrivo alla macchina l'apro accendo accendo la radio musica musica e torno a casa.
postato da: unpoapolide alle ore 11:42 | link | commenti (15)
categorie: racconti, tempo, pelle, dubbi
18/12/2006

Ciao.
Se andate su vibrisse c'è una piccola cosa, riguardo Come si leggono i libri.
E fosse solo per questo. Ma ci sono anche altri pezzi, questi sì davvero interessanti e meritevoli di attenzione.
Così provate a leggere un po'.
ciao.
postato da: unpoapolide alle ore 20:19 | link | commenti (11)
categorie:
14/12/2006

umm. stavolta invece, se vi va, parlo di un film, QUIse non vi va...
eh.

domande in ritardo: perché ricontare le schede bianche? non perché, essendo vuote...no? no di certo.
e poi: se le aziende non sono sue, perché dice che sono sue? se fossero sue, non potrebbe averle. o no?
e poi: fino al 2009, e basta?
e poi: se è come un 50enne, lui, allora Andreotti?
e poi: la barba è un antistress?
e poi: perchè dei libri fuori catalogo, se non vengono ristampati, non se ne può neppure fare le fotocopie?
e poi: dovrei lavarmi i denti più di due volte al giorno?
e poi: esiste un confine oggettivo tra puzzo e profumo?
e poi: com'è che la merda secca (finché non viene spiaccicata) puzza meno di quella...più umida?
e poi: perché mi sono infilato in sta cosa?
e poi: e poi: e poi: e poi:
postato da: unpoapolide alle ore 19:57 | link | commenti (1)
categorie: cinema, gioco, lettura, dubbi
11/12/2006

questo qua sotto viene da un commento a questo.



un anno sì, e tre no. un anno sì, e tre no. gli anni bisestili vengono ogni quattro. 2000 sì, 2001, 2002, 2003, no, 2004, sì.
un anno sì e tre no.fra l’altro, l’anno sì sembra non arrivare mai perché davanti ha un tre-no.
ahahahah!!!

cazzo fai? ridi!

ho detto, ridi!!!! RIDIIIIIII!!!! questa è la miglior battuta del secolo e tu devi ridere, ok?

stump! tomp! stututututump! beng!!! cresch! fruop! swap! stuomp!
allora, adesso, RIDIIIIIIIII!
(arriva un tipo)
ps.
eh?
ps.
eh, che cazzo vuoi tu? chiccazzossei?
ps.psps.ps.ps.
a. (pausa. il tipo arrivato se ne va) scusa eh, non sapevo della paresi. vieni va, tirati un po’ su. ecco, così. bravo. eh, cosa vuoi che sia…fatto nulla. non ti sei proprio fatto niente. come un pavimento di cotto dopo la lucidatrice. uguale spiccicato. ciao amicoeh. ciao. ciao. anvedite…(tra sè - fading)
postato da: unpoapolide alle ore 19:57 | link | commenti (3)
categorie:
05/12/2006

Questo qua sotto è di Monica, a Lei il più grande dei Grazie (per una piccola infinità di cose):

Uff… una pagina bianca… difficile iniziare… comunque questa dovrebbe essere un po’ la storia del viaggio in taxi da Managua verso Léon.

L’aereo inizia la sua discesa, un po’ di turbolenze, ma non c’è problema. Solo che sembra di atterrare nel niente, alberi da una parte, alberi dall’altra…. Ma dove sono finita? All’immigrazione tutto bene, basta pagare e neanche ti guardano. Pensare che a Miami manca poco mi perquisiscono il bagaglio per due pacchi di cantuccini! All’uscita dall’aeroporto un mare di gente che chiede se vuoi un taxi, poi ci sono i tipi che ti vogliono caricare i bagagli a bordo per avere due lire di mancia… ma soprattutto la polizia. Ci siamo messe ad aspettare il nostro taxi preciso accanto ad una stazione di polizia o esercito o non so che… tutti col mitra spianato…. (in seguito ho scoperto che c’è un monte di polizia anche vicino alle banche o all’alcaldia… e sempre mitra… in realtà la cosa non mi fa sentire molto sicura: forse dovrei sentirmi protetta, ma in realtà mi fa impressione vedere ‘ste cose, vorrà mica dire che ce n’è bisogno?) – piccola nota perché tu non ti preoccupi: questi pensieri ce l’ho anche in Italia, magari quando c’è un sacco di polizia in stazione….

Comunque abbiamo aspettato un po’, un bel po’, più di un’ora…abbiamo provato a telefonare, ma il cell non funzionava, magari non c’era abbastanza credito o non so cosa. Un signore ci ha chiesto nuovamente se cercavamo un taxi, ma noi volevamo solo telefonare, cambiare i soldi per provare da un telefono pubblico. Lui si è offerto di prestarci il suo cellulare, per cui abbiamo chiamato. Al primo tentativo il cellulare era spento o non raggiungibile, al secondo non ha risposto e quando eravamo “al perso”… un secondo signore ha chiamato il primo con un fischio ed è apparso, finalmente, il nostro salvatore!

Maglietta su panciotta da vita sedentaria, alto, sorriso pacioccoso e sguardo furbetto. Era felice di vederci, pensava che ce ne fossimo andate e con noi 30 dollari o più…e magari anche la possibilità di avere una buona occasione come questa, perché si prende un bel po’ di soldi per un viaggetto così. Così lui era contento e noi pure. Saliamo in macchina, ma non abbiamo spicci da dare ai facchini accorsi in massa a caricarci i bagagli sulla macchina. Mi dispiace, aspetteranno il prossimo paperone americano o europeo tutto il giorno, tutti i giorni, con il ritmo della vita scandito dall’arrivo di un aereo da Miami.

Appena saliti lui comincia a parlare e ci dice un sacco di cose, ci chiede un sacco di cose. E’ molto curioso di conoscere tutto sul nostro paese…va bene… ci sono un sacco di bambini ad ogni semaforo, alcuni vendono il giornale, altri lavano i vetri, altri chiedono solo soldi. Ma non ne abbiamo, e il nostro salvatore ci spiega che è meglio lasciar perdere: praticamente dando i soldi a tutti spenderemmo quanto stiamo spendendo di taxi… tanto per rendersi conto di quanti bimbi stanno per strada. Attraversiamo la periferia della città per dieci minuti buoni, la città si espande, piano piano le baracche si allargano, tra un cartellone di pubblicità e un manifesto elettorale. Baracche poverissime, con gente di tutte le età e di tutti i colori, una casino di macchine e taxi e bici e bambini, bambini, bambini…. Primo impatto con la povertà , in primo piano la miseria e là in fondo i vulcani… Finalmente si esce da Managua, siamo sulla carretera per Léon. Non è così dissestata come mi hanno detto, ci sono un sacco di cose che sembrano molto meglio di come me l’ero immaginate, sarà per via della mia visione catastrofica del mondo!

Iniziamo a parlare con la nostra guida temporanea, non so più in che ordine. Mi racconta la storia della sua famiglia. Vivevano in campagna, vicino al vulcano Momotombo. Terra fertile, ci credo, vicino al vulcano. Avevano qualche campo, coltivato a cotone e mais e non so che: un sacco di fratelli, 15…15 figli dello stesso padre, le madri sono diverse. Praticamente in questo bel paese maschilista un uomo si fa un famiglia con una donna, ci fa 4 o 5 figli, poi se ne va con un'altra e ci fa altri figli e così via… è la donna che deve pensare poi a crescerseli, come meglio può. Lui è fortunato, perché ha la terra. Ma sua madre si ammala, ha bisogno di un trapianto di reni. Peccato che sia una operazione un bel po’ costosa per le tasche dello Stato, figuriamoci per le sue! Allora decide di vendere il terreno…mi sa che non è servito a molto, sua madre non c’è più. E mi dispiace, per tanti motivi: per lui e i suoi fratelli e sorelle, perché mi è toccato farmelo dire due volte, chè alla prima non avevo capito, e perché non sapevo come dirgli in spagnolo che mi dispiaceva molto. Adesso lo so, ma è troppo tardi.

Così rimane senza soldi, senza terreno e senza una meta. Ma uno dei suoi mille fratelli lo convince a venire in città, e emigra. Ma mi ha detto che gli manca il campo, e ci tornerebbe se solo potesse, ma quella non è vita: anche se potesse comprare il terreno, avrebbe bisogno dei finanziamenti per i primi anni e qui le banche fanno interessi che ti distruggono e in poco tempo si prendono il campo che avevi dato in garanzia. Comunque in campagna, finchè riesci ad avere un pezzo di terra, qualcosa lo mangi, in città no. Ma c’è suo fratello, che fa il tassista. E gli insegna le strade della città, lo aiuta molto e adesso anche lui ha questa attività del taxi che va bene. Non ho capito se il taxi è suo, ma non credo. Ma lui è contento, riesce a mantenere la sua famiglia, lui ne ha una sola, non come suo padre. Ha un figlio grande, di 18 anni, mentre la più piccola ne ha 5. Non ho capito quanti figli ha in tutto, mi sa che sono un po’ di più. Ma mi parla solo della piccola: una bimba molto curiosa, attiva, piena di vita…. Lui mi dice che è “molesta”, ma in realtà si vede che la adora, dice che è contento di poter portare a casa quello che serve perché cresca bene. E io ci credo, avere un lavoro qua sembra un lusso, e il suo più che mai. Gli racconto un po’ della mia famiglia, omettendo che sono partita il giorno in cui è morto mio nonno, perché temo di essere giudicata. A posteriori direi che era un timore infondato.

Parliamo anche delle differenze, del fatto che in Italia si fanno pochi figli e spesso si fanno tardi, dopo i trenta anni. Lui dice che è una buona cosa, io e Maria siamo un po’ combattute: è giusto fare i figli che si possono mantenere, quando si ha la possibilità di farlo, ma è molto meglio che i genitori siano giovani… discutiamo un po’, ma mi sa che abbiamo un po’ dei punti di vista diversi, partiamo da premesse un po’ diverse. Abbiamo bisogno di cose diverse. O tutti cerchiamo un equilibrio difficile da trovare.

Facciamo anche una foto al Momotombo, il vulcano vicino al suo pueblo.
E poi parliamo un po’ di politica. All’inizio era un po’ restio, poi si è sbottonato (in senso metaforico, naturalmente!). Mi dice che il paese ripone molte speranze in Ortega e nel suo partito, dice che magari a questo giro ce la fanno. Prima della guerra civile, Ortega salì al potere democraticamente e cercò di portare avanti una riforma agraria per suddividere il latifondo in mano a poche famiglie tra i campesinos che coltivavano la terra. Ma i proprietari misero su un casino e questo, con altri motivi (che non mi dice) legati agli interessi degli Stati Uniti, ha portato alla guerra civile. Niente è cambiato, il latifondo è sempre in mano a pochi, le coltivazioni di cotone qua intorno sono crollate, sia per la guerra, sia perché molti si sono messi a coltivare cotone e il prezzo è crollato… Adesso il programma di Ortega si è ammorbidito, non prevede una riforma così radicale: lo Stato ricomprerà le fincas dai proprietari e le suddividerà tra i contadini, offrendo finanziamenti agevolati per l’acquisto del campo e per l’inizio dell’attività. Almeno, questo è quello che ho capito. Anche se mi sembra che sia tutto un po’ complicato, perché Ortega è al governo, ma in parlamento con una maggioranza del 39% si fa poco, si deve accordare con un altro partito. E qui mi son persa. Qua ci sono 4 partiti principali: quello di destra, liberale, che si è scisso in due, e quello di sinistra idem. E non ho capito con quale si è accordato Ortega, che comunque si insedierà a partire da Gennaio 2007. Comunque quest’uomo ha una grande responsabilità, quella che si dovrebbero sentire tutti i politici: essere la speranza di un popolo per migliorare la propria condizione di vita non è roba da poco.

Tra un discorso e l’altro entriamo a Léon, case basse, strade sporche e sempre un mucchio di gente. Qui stanno tutti per la strada, vendono roba ad ogni angolo: frutta esotica (mele, uva…), telefoni cellulari, tortillas, di tutto e a tutte le ore del giorno… della notte no. Passiamo anche dal mercato dietro la cattedrale, una serie di tavolacci buttati lì per strada con gente che contratta, parla cerca, richiama… le strade sono a senso unico… tutte! Ci scarica preciso davanti alla casa-ufficio dove vivrò i prossimi mesi. Rosa e le altre ragazze ci accolgono e subito c’è un problema: paghiamo in dollari, ma il prezzo è salito perché una chiacchera dopo l’altra ci abbiamo messo un monte ad arrivare. Non ce ne importa, né è valsa la pena. Lui è stato molto paziente con il nostro stagnolo e molto curioso, perciò ha capito anche la nostra curiosità. E poi ci ha fatto da guida turistica. Solo che non abbiamo spicci, perciò la ragazza dell’ufficio li scambia in moneta locale e ci dà il resto. Eppure ci avevano detto di tenere un po’ di dollari spicci per lui, ma col fatto che il prezzo è salito… eppure qui sembrano tutti così disponibili che non sembra un problema. Per fortuna: nei giorni seguenti ne abbiamo combinate altre!

Ma alla prossima… siamo solo all’inizio....


postato da: unpoapolide alle ore 18:01 | link | commenti (1)
categorie: centroamerica, nicaragua