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23/08/2006

Italia - USA : 85-94 fine

Abbiamo perso. Abbiamo perso perché loro hanno Carmelo Anthony, che se uno tira con l'80% (più o meno) dal campo, aiuto. 5/7 da tre, 8/11 da due. Ha sbagliato cinque tiri, quest'uomo. 19 punti nel terzo quarto. Abbiamo perso perché loro sono più forti, ma mica poi troppo. Belinelli 25 punti, Di Bella 12, forse non dal pianeta dell'Iperbasket, come diceva uno qualche tempo fa, ma da uno molto vicino. Che partita! Un gioiello. LeBron James non si è dato molto da fare, giusto un po' all'inizio, ma poco. Brandt (mi pare si scriva così) invece, gran partita. Wade nervoso, gli giravano che contro una squadra come la nostra avesse da correre troppo. Si è beccato con Soragna ad un certo punto, nel primo tempo, show.
Ma una grande partita della nostra nazionale.
Non una grande partita della RAI, che ha interrotto per il tg2, poi ha ripreso. Ma perchè? Penso addirittura che abbiano mandato in onda le fasi iniziali del tempo, poi interrotto e ripreso da dove avevano lasciato. Allora potevano non farlo iniziare neppure, e anche in differita di pochi minuti saremmo stati contenti lo stesso, chi si staccava più dalla tv?
Fateci vedere il Basket, la Pallacanestro, per favore.
Fate un servizio pubblico, non mandatelo sul satellite. Oppure, non fate pagare il canone ed a quel punto, amen. Si vive, senza le partite del campionato italiano di basket, certo. Si vive anche senza Porta a Porta. Come senza Il fatto. O altre trasmissioni. Ci mancherebbe altro. La TV NON è necessaria. Anche se ci vogliono far credere che lo sia.
Ha chiamato una di Sky, tempo fa. Hanno chiamato più volte, a dirla tutta. Ma insomma, una volta ho risposto io. Ho detto che non ci interessava. Ha detto che era un'offerta. Mi ha parlato delle partite, dei film. Anzi, me l'ha accennato. Le ho detto che Sky non è una cosa necessaria. Lei mi ha detto se era per via del costo, che era, mi pare, tipo una tazzina di caffè al giorno. Io non prendo spesso il caffè al bar. Ma questo non gliel'ho detto. Gli ho detto che posso stare senza partite, non mi interessa vederne così tante, e che per un film, lo posso prendere a noleggio. Lei ha detto Ah, se è così. è così. Non è necessario.

Il necessario è che un servizio pubblico si comporti da servizio pubblico.

Tornando alla partita. Un batticuore ad ogni canestro.
Belinelli, Mancinelli, Di Bella, Mordente, Basile, Marconato, Rocca, Pecile, Soragna, Gigli, Garri, Michelori.
Tutti grandi.
USA sotto i cento punti per la prima volta a questi Mondiali, dopo esser viaggiati a 115 punti di media a partita.
La cosa entusiasmante, siamo stati avanti di 12 punti, all'inizio del terzo quarto. 12 punti. Poi, non è che hanno cominciato a giocare loro (o meglio, hanno "anche" cominciato a giocare un pochino meglio), ma Anthony ha messo dentro una sequela di triple...e a noi non entravano più come prima. Ma pazienza.
E domani, contro Porto Rico, Forza ragazzi!-)
postato da: unpoapolide alle ore 14:14 | link | commenti (5)
categorie: italia, giappone, usa , basket, partita, fine, mondiale

CAMPIONATI DEL MONDO DI BASKET
Sapporo, Giappone

Italia - USA : 40-35 primo tempo

Che partita! Che partita! Di Bella e Belinelli e Mordente, che partita! Da tre, e penetrazioni come bisturi roventi. Emozioni impagabili. E siamo avanti! Di 5 punti! E speriamo di arrivare in fondo e Mamma, butta la pasta!
postato da: unpoapolide alle ore 12:20 | link | commenti
categorie: italia, usa , tempo, basket, primo, partita, mondiale
10/08/2006

Beh, questo pezzo lo trovate pure su uno dei vecchi numeri di Bombasicilia, ne trovate il link qua accanto.  Piccolo Strizzafogli l'ha voluto riproporre con le note, che lì mancano per motivi tecnici (e la lettura non ne è certo disagevolata, anzi). Comunque, ecco qua.

IL PICCOLO STRIZZAFOGLI

 

AL TEATRO DI BORGES

 

 

 

Dopo avermi parlato del ragazzo dagli occhi glauchi e il Minotauro, Piccolo Strizzafogli se n’è stato silenzioso per un bel po’. No che non facesse le sue solite cose, solo non mi parlava. Neppure io gli parlavo; sì, a dirla tutta, era una cosa reciproca. Siamo andati avanti così per un pezzo. Nella stessa casa, come fossimo distanti anni luce, come prima, quando non c’era. Avevamo iniziato ad evitarci, addirittura, e ci riuscivamo bene direi; l’unica cosa che ci avvertiva della presenza dell’altro erano i nostri passi, le porte che aprivamo e chiudevamo, i rumori che facevamo. Nonché l’odore del suo respiro dopo aver bevuto il distillato. La scia che lasciava a volte uscendo dalla sua stanza-camera-studio. È uno degli effetti di quel liquido scuro che, facendo ben attenzione, si nota che è di colore mutevole e emana profumi, odori talvolta straordinari, altre detestabili. Lì per lì pensai ai vari tipi d’inchiostro, che in effetti ogni libro, ogni carta, ogni stampa, ha un odore diverso, oltre che un sapore diverso, più o meno amarognolo, addirittura sembra salato a volte (la carta dei giornali è la peggiore, troppo impregnata d’inchiostro, mentre le migliori sono forse quelle bianche, lisce, di certi volumi rilegati. Anche lo spessore e la più o meno ruvidità sono fattori da considerare. Ndr: esperimenti di giovane mangiafogli) ma mi sbagliavo. Non ci avevo fatto caso perché lui tende a muoversi molto quando parla, non è che sta fermo, seduto o che, cammina, o meglio zoppica un po’, gesticola e ti ubriaca con le sue parole e insomma, come dicevo, non avevo fatto caso all’odore del suo alito. Ebbene, quando racconta (ma non racconta come ci si immagina uno racconti) non ti restituisce semplicemente parole, ma luoghi, persone. Con il profumo, il puzzo, il sudore di questi luoghi e di queste persone. Una volta, siccome stava…ecco, diciamo che stargli vicino non era proprio indicato per le narici, allora provai a dargli una gomma da masticare, per vedere di risolvere il problema. In effetti, il suo alito migliorò notevolmente, ma non riusciva più a parlare, a raccontare. Via i profumi, i puzzi, via pure le parole. La sputò immediatamente…contro di me. Non è stato questo però ad allontanarci, a renderci estranei l’un l’altro, ma semplicemente i nostri diversi modi di vivere. Lui tende a non uscire mai, mentre io in certi periodi sono più fuori casa che dentro, il giorno all’uni, la sera con amici, cose così; a volte poi sento proprio il bisogno di starmene per conto mio, senza nessuno intorno, altre mi perdo tra sogni falsi o veri, in pensieri senza corpo ma solo con piedi e testa e allora anche la sua presenza mi irrita.

Poi una sera, me ne stavo a leggere Borges, i suoi racconti, quando me lo ritrovai davanti. Ero alla piccola fermata di una stazione, lui scese e mi disse:<<Il treno non l’avrebbe lasciato nella stazione di sempre ma in un’altra, di poco precedente[1]>>. Mi sorprese il trovarlo fuori di casa, il tempo non era granché, una grigia sera di gennaio, e al momento non capii le sue parole, così dissi:<<Cosa?>> e lui rispose, ma con altre parole:<<Alla realtà piacciono le simmetrie e i leggeri anacronismi[2]>>. Gli dissi:<<Dove sei stato?>> E lui:<<Non c’è uomo che non aspiri alla pienezza, cioè alla somma di esperienze di cui un uomo è capace; non c’è uomo che non tema d’essere defraudato di una parte di quel patrimonio infinito[3]. Il codardo si prova tra le spade; il misericordioso, il pietoso, cerca la vista delle carceri dell’altrui dolore[4]>>. Il treno arrivò, infilai in borsa il libro di Borges e salimmo entrambi. Cercammo un paio di posti vicini e ci sedemmo. Non sapevo che fare, se cercare di parlargli o meno, le sue frasi erano così enigmatiche, la tentazione di riprendere la lettura del libro era forte, ma lui mi anticipò:<<Ho notato che i viaggi di ritorno durano meno di quelli d’andata[5]>>.  Solo allora mi accorsi dell’odore, odore salmastro che proveniva da lui, come quello del mare, ma più forte, misto al sudore di persone, e una specie di brezza al sentore di pesce, il traballio del treno più simile a quello di una nave. <<Già. In quelli d’andata il mistero dell’attesa li rende più lunghi>>.

<<Il mio racconto sarà fedele alla realtà, o almeno al mio ricordo personale della realtà, che è poi la stessa cosa[6]. Le cose…tendono anche a cancellarsi e a perdere i dettagli quando la gente li dimentica[7]>>.

<<Non avrei mai pensato che saresti uscito di casa>>

<<E’ vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito) restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali…perfino i miei calunniatori ammettono che nella casa non c’è un solo mobile[8]>>

<<Oggi però sei uscito. Cosa hai fatto?>>

<<Ho raccontato spesso queste cose e ormai mi sembrano estranee[9]. Luis Melian Lafinur, o Juan Crisostomo Lafinur, o Alvaro Melian Lafinur…non l’ho visto più di tre volte[10]…era alto e svogliato e la sua stanca barba rettangolare era stata rossa[11]. Era un uomo alto, dai lineamenti indistinti. Era vestito di grigio e aveva in mano una valigia grigia[12]>>

<<Alvaro, Juan, Luis…come va con la sua memoria?[13]>>.

<<Di solito somiglia all’oblio, ma ritrova ancora quello che le chiedono[14]. La nostra mente è porosa per l’oblio[15]. Diceva che “non c’è nessun europeo…che non sia uno scrittore, in potenza o in atto”. Affermava anche che fra le diverse felicità che può offrire la letteratura, la più alta è l’invenzione[16]. Io ero seduto su una panchina, davanti al fiume Charles[17]. Beatrice[18], Beatriz[19]… Guardo il mio volto nello specchio per sapere chi sono, per sapere come mi comporterò tra qualche ora, quando mi troverò di fronte alla fine. La mia carne può aver paura, io, no[20]. Adesso mi trovo nella notte del 22; finché dura questa notte (e altre sei notti) sono invulnerabile, immortale[21]>>.

Aveva chiuso gli occhi, che stesse sognando? Come avesse avvertito il mio pensiero, li riaprì.

<<Chi sogna chi? Io so che ti sogno, ma non so se tu mi stai sognando[22]. Se questa mattina e questo incontro sono un sogno, ciascuno di noi deve pensare di essere lui il sognatore[23]. Mentre qui dormiamo, siamo svegli da un’altra parte e in questo modo ciascun uomo è due uomini[24]. Agonizzai con lui, morii con lui, in qualche modo mi son perduto con lui; perciò fui implacabile[25]>>.

Mi domandai se io stesso non stessi sognando.

Allora chiesi:<<Può la ferma convinzione che così sia una cosa, renderla tale?>> Replicò:<<Tutti i poeti lo credono…>>[26].

La poesia migliora se intuiamo che è espressione di un anelito, non storia di un fatto[27]… se il fine della poesia fosse la meraviglia, il suo tempo non si misurerebbe a secoli, ma a giorni e a ore, forse a minuti. Un grande poeta è meno inventore che scopritore[28]. La confusione e la meraviglia sono operazioni proprie di Dio e non degli uomini[29]… il tempo che dirocca i castelli, aggiunge forza ai versi[30]. Tu e io siamo poeti; ti salverò. Ora non definiamo più ogni fatto che accende il nostro canto; racchiudiamo tutto in una sola parola che è la Parola[31]. Ci sono poesie famose composte da una sola enorme parola. Questa parola costituisce un oggetto poetico creato dall’autore[32]. Il poeta disse il poema. Era di un solo verso[33].

Che mi stessi perdendo? Sinistra…

Il consiglio di girare sempre a sinistra mi ricordò che questo era il procedimento abituale per scoprire il cortile centrale di certi labirinti[34]…sarà forse un labirinto, ma è un labirinto ordito da uomini, un labirinto destinato a essere decifrato dagli uomini[35]. Poi sopravvenne una trasformazione graduale dei miei sogni[36]. Dunque stavo sognando.

Ti sto sognando qui[37]. Non essere un uomo, essere la proiezione del sogno di un altro uomo[38].

Mi disse:<< Ho più ricordi io da solo di quanti ne avranno avuti tutti gli uomini da quando il mondo è mondo>>. E anche:<< I miei sogni sono come la vostra veglia>>. E ancora, verso l’alba:<< La mia memoria, signore, è come uno scarico di immondizie>>[39].

Gryphius era un uomo dai tratti affilati, dalla nebulosa barba grigia, vestito miseramente di nero[40]. Fu un vagabondo che, prima d’essere nessuno nella morte, avrebbe ricordato d’essere stato un re o d’aver finto d’essere un re, un giorno[41]. Nella storia che precede ho voluto narrare il processo di una sconfitta[42]. Ciò che un uomo fa, è come se lo facessero tutti gli uomini. Forse Schopenhauer ha ragione: io sono gli altri, qualsiasi uomo è tutti gli uomini[43]. Pensare significa dimenticare differenze, significa generalizzare, astrarre[44].

Mi dette un libro.

Ormai non c’erano mobili né specchi. Non c’erano spade fra noi. Il tempo se ne andava come sabbia[45]. Le parole sono simboli che postulano un ricordo condiviso[46]. Ogni linguaggio è un alfabeto di simboli il cui uso presuppone un passato che gl’interlocutori condividono[47].

Aprii il libro all’inizio di un capitolo.

Il tema di quel capitolo è la memoria[48]. La memoria dell’uomo non è una somma, è un disordine di possibilità indefinite[49]. Per vedere una cosa bisogna comprenderla[50]. Disse Tennyson che se potessimo comprendere un solo fiore sapremmo chi siamo e cos’è il mondo. Forse volle dire che non c’è fatto, per umile che sia, che non racchiuda la storia universale e la sua infinita concatenazione di effetti e di cause[51]. Poi riflettei che tutte le cose capitano a ciascuno esattamente, esattamente adesso[52]. Ogni cosa era infinite cose, perché io la vedevo distintamente da tutti i punti dell’universo[53]. Chi ha scorto l’universo, non può pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell’uomo è lui. Quell’uomo è stato lui e ora non gl’importa più. Non gl’importa più la sorte di quell’altro, non gl’importa la sua azione, poiché egli ora è nessuno[54]. Non c’è luogo in cui non sia presente[55].

Il libro era redatto in inglese ed era composto da 1000 e una pagina[56]. A rigore, basterebbe un solo volume, di formato normale, stampato in corpo nove o in corpo dieci, che fosse composto da un numero infinito di fogli infinitamente sottili[57]. L’opera che abbiamo intrapreso è così vasta che abbraccia – ora lo so – il mondo intero[58].

C’erano due ragazzi.

Gettai loro una moneta (l’ultima), scesi degli scalini di pietra e imboccai il sentiero solitario[59]. Pensai che non esiste moneta che non sia simbolo delle monete che senza fine risplendono nella storia e nella favola[60]. qualsiasi moneta è, a rigore, un repertorio di futuri possibili. Il denaro è un ente astratto, ripetei, è tempo futuro[61].

Mi aprì la porta un uomo così alto da farmi quasi paura. Era vestito di grigio[62]. Com’era l’abitante?[63] I lineamenti del mio ospite erano affilati e aveva qualcosa di singolare negli occhi[64]. Era molto alto, dai lineamenti affilati, gli occhi grigi e la barba grigia[65]. Nella penombra distinsi il turbante, gli occhi spenti, la pelle olivastra e la barba grigia[66]. Prima del giorno prefissato…morì centinaia di morti, in cortili le cui forme e i cui angoli sfinivano la geometria, mitragliato da soldati diversi, in numero variabile, che a volte lo finivano da lontano; altre, da molto vicino[67].

Sentii, giunto all’ultima pagina, che la mia narrazione era un simbolo dell’uomo che io ero mentre la scrivevo, e che, per scriverla, avevo dovuto essere quell’uomo, e che, per essere quell’uomo, avevo dovuto scrivere quella storia, e così all’infinito[68]. I fatti devono essere andati pressappoco così, anche se in modo più complesso; così posso sognare che siano andati[69]. Non esiste il concetto di plagio: si è stabilito che tutte le opere sono opera di un solo autore, che è atemporale e anonimo[70]. I fatti erano veri, o potevano esserlo, ma narrati come tu li hai narrati essi erano, in modo evidente, menzogne[71]. Ti restano i giorni e le notti, il senno, le abitudini, il mondo[72]. Intanto, non sono sicuro d’aver scritto sempre la verità. Sospetto che nel mio racconto ci siano falsi ricordi[73]…io stesso, in questa dichiarazione frettolosa, ho falsificato qualche splendore, qualche atrocità[74]. Lascio ai vari futuri (non a tutti) il mio giardino dai sentieri che si biforcano. Quasi immediatamente compresi; il giardino dai sentieri che si biforcano era il romanzo caotico; la frase ai vari futuri (non a tutti) mi suggerì l’immagine della biforcazione nel tempo, non nello spazio. La rilettura complessiva dell’opera confermò quella teoria. In tutte le finzioni, ogni volta che un uomo si trova di fronte a diverse alternative, opta per una di esse ed elimina le altre; in quelle del quasi inestricabile Ts’ui Pen, opta – simultaneamente – per tutte. Crea, così, diversi futuri che a loro volta proliferano e si biforcano[75]. Forse le storie che ho narrato sono una sola storia. Il diritto e il rovescio di questa medaglia sono, per Dio, uguali[76]. Nel sogno dell’uomo che sognava, colui che era sognato si svegliò[77].

Fuori mi aspettavano altri sogni[78].

 

 

 



[1] J.L. Borges, Finzioni, Milano, Adelphi, p.158 La presente edizione è tratta dalla seconda, del 1956. La prima edizione è invece del 1944. Da qui in avanti, Finzioni.

[2] Finzioni, p.156

[3] J. L. Borges, L’Aleph, Milano, Feltrinelli, p.86 La presente edizione è tratta dalla seconda, del 1952. La prima edizione è invece del 1949. Da qui in avanti L’Aleph.

[4] L’Aleph, p.83

[5] J.L.Borges, Il libro di sabbia, Milano, Adelphi, p.39 La presente edizione, oltre ai racconti della prima edizione, uscita nel 1975, ne incorpora altri scritti tra il 1977 e il 1980. Da qui in avanti, Il libro di sabbia

[6] Il libro di sabbia, p.20

[7] Finzioni, p.29

[8] L’Aleph, p.65

[9] Il libro di sabbia, p.121

[10] Finzioni, p.95

[11] Finzioni, p.19

[12] Il libro di sabbia, p.98

[13] Il libro di sabbia, p.16

[14] Il libro di sabbia, p.17

[15] L’Aleph, p.170

[16] Finzioni, p.66

[17] Il libro di sabbia, p.11

[18] Il libro di sabbia, p.38

[19] L’Aleph, p.150

[20] L’Aleph, p.88

[21] Finzioni, p.133

[22] Il libro di sabbia, p.111

[23] Il libro di sabbia, p.13

[24] Finzioni, p.24

[25] L’Aleph, p.85

[26] William Blake, Visioni, Mondadori, Milano, p.115

[27] Il libro di sabbia, p. 17

[28] L’Aleph, p.97

[29] L’Aleph, p.134

[30] L’Aleph, p.98

[31] Il libro di sabbia, p.71

[32] Finzioni, p.22

[33] Il libro di sabbia, p.66

[34] Finzioni, p.81

[35] Finzioni, p.33

[36] Il libro di sabbia, p.139

[37] Il libro di sabbia, p.111

[38] Finzioni, p. 51

[39] Finzioni, p.101

[40] Finzioni, p.121-122

[41] L’Aleph, p. 133

[42] L’Aleph, p.99

[43] Finzioni, p.109

[44] Finzioni, p.103

[45] Il libro di sabbia, p.24

[46] Il libro di sabbia, p.43

[47] L’Aleph, p.164

[48] Finzioni, p.99

[49] Il libro di sabbia, p. 139

[50] Il libro di sabbia, p.51

[51] L’Aleph, p.112

[52] Finzioni, p.78

[53] L’Aleph, p.165

[54] L’Aleph, p.120

[55] Il libro di sabbia, p.42

[56] Finzioni, p.20

[57] Finzioni, p.76 nota

[58] Il libro di sabbia, p.42

[59] Finzioni, p.81

[60] L’Aleph, p.104

[61] L’Aleph, p.105

[62] Il libro di sabbia, p.74

[63] Il libro di sabbia, p.52

[64] Il libro di sabbia, p.75

[65] Finzioni, p.83

[66] Il libro di sabbia, p.131

[67] Finzioni, p.132

[68] L’Aleph, p.100

[69] Il libro di sabbia, p.94

[70] Finzioni, p.27

[71] L’Aleph, p.129

[72] Il libro di sabbia, p.132

[73] L’Aleph, p.77-78

[74] Finzioni, p.59

[75] Finzioni, p.85-86

[76] L’Aleph, p.51

[77] Finzioni, p.50

[78] Il libro di sabbia, p.114

postato da: unpoapolide alle ore 10:49 | link | commenti (1)
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