Fate un bel giro qua:
http://saurosandroni.splinder.com/
ecco.
ciao a tutti,
ndr
Alleluja alleluja.
la mia pelle grinzosa la ciuccio continuamente. mi piace.
aspetto il latte.
non viene.
a volte mi sovviene che forse non sono mammelle.
sarà che non ci vedo e mi appaiono così.
ogni tanto mordo, ma il sangue è refrattario all'uscita.
anche il latte.
nel mio letto, da dove sto pensando di scrivere.
sto scrivendo?
chissenefrega. chissenefrega.
quando è caldo, la pelle gocciola.
le gocce stanno lì, come un bagno autoinflitto.
nessun odore.
l'olfatto se l'è preso il fumo sottobraccio anni fa.
il contatto delle mie vizzosità aggrada il mio nonsoche.
produco cerume in quantità, e niente miele.
esce e si posa sul cuscino.
fili gialli dalle orecchie. e marroni. e rossi.
potessi usarli per grattarmi le gocce che scivolano tra una piega e l'altra.
sarebbe indifferente.
magari quel bicchiere d'acqua sul comodino.
magari niente.
magari morire. morire. morire. morire. morire. morire. morire. no.
senza azione.
morte. e basta.
esser morto.
merda rimarrebbe dentro.
mi mangerebbero.
diventerei altra merda.
già sono.
distillato di merda.
tanto il puzzo non lo sento. nè lo vedo. il puzzo si vede. il profumo no.
e ciuccio.
ciuccio merda, alla fine.
sono una mosca. mi lucido la tromba.
merda buona, merda cattiva.
tutto questo è molto divertente.
ogni caccola di Leonardo un'invenzione.
ogni scureggia un dipinto.
forse dovrei farne di più.
i rutti per me non funzionano.
uhm.
adesso. ehm.
ahm.
incartapecorita pelle, sì? per quello. pellincartapecorita. come pecora. no. sì. forse. mah.
pecorapecorita. beeeh. beeeeh. beeh. boh.
alleluja alleluja.
ndrbrnc
Italia - Stati Uniti 1-1 risultato primo tempo
Ma si può? Ma la regia della partita ha il dono della preveggenza?
Prima di fare un autogol da antologia Zaccardo è stato inquadrato dieci volti, mentre marcava McBride. Cavolo. Altra cosa:
ma quando uno corre verso la porta avversaria e davanti ha solo il portiere e viene atterrato da uno da dietro, quello che ha fatto fallo non dovrebbe essere espulso? Mah.
De Rossi, è troppo nervoso, ma gli americani, Oniewu e Mastroeni, picchiano da quando la partita è cominciata. Poi questa cosa di splinder che non mi fa mettere gli apostrofi e scrivo tutto senza.
Insomma.
Gilardino e Toni stanno facendo una buona partita.
Totti ancora non è in forma.
Le fasce le sfruttiamo poco.
La difesa balla troppo.
Il centrocampo non fa filtro (vero che loro hanno un uomo in più, ma)
Gli Stati Uniti giocano meglio che con la Repubblica Ceca (ma lì presero un gol dopo cinque minuti).
Nonostante tutto questo, stiamo pareggiando.
E adesso?
Il secondo tempo.
Forza ragazzi.
è l'ora, forse, di andare a nanna.
notte.
SOLLUCCHERO
Insomma domenica eravamo ai giardini, io e la mia ragazza. Ci siamo stesi sul prato, tra gli alberi. Il vento correva leggero eccetera eccetera. Avevamo portato un po' di libri, due a testa. Di cui un paio ce li eravamo prestati a vicenda. Insomma abbiamo letto qualche racconto, il capitolo di un romanzo.
Racconti di wallace. Io questi racconti è la terza volta che li leggo, da quando ce li ho, da un anno a questa parte. E ne ho letti un paio, con accanto la bottiglietta d'acqua che lei si porta sempre dietro, e che è molto comoda, necessaria direi, quando si legge a voce alta, chè la gola si secca. C'erano un sacco di bambini, meglio, qualche bambino a giocare a pallone con i genitori, vicino a dove eravamo noi, ma no, non ci hanno mai colpito, nè sono venuti mai abbastanza vicini, e la cosa mi ha sorpreso, un po' anche deluso, un calcio l'avrei pure tirato volentieri. Così ne ho letti alcuni. Un racconto paurosissimo su un ragazzino di 13 anni che si vuole buttare da un trampolino. Un altro su due che si lasciano. Un altro ancora su un tizio che incontra una tipa disperata all'aeroporto e lei c'ha due tette che non puoi immaginare se non hai visto e due pantaloni rosa che dicono scopami in quasi tutte le lingue principali del mondo ed è disperata e ti smuove davvero il cuore e comincia a battere per lei, che è disperata e piange e ti racconta la sua storia commoventissima. è stato bello.
Poi lei ha letto un brano da Il giovane Holden. Che ha letto un tot di tempo fa ed ora mi ha prestato. Verso le sei e mezzo ci siamo alzati soddisfatti, i bambini ancora giocavano. Una sorella era stata, credo, colpita dal fratellino più piccolo ed era incazzata nera, ma il babbo cercava di dissuaderla, e lei era tutta imbronciata e impettita come solo i bimbi sanno esserlo quando sono arrabbiati, e facendo finta di poco, è passata vicino al fratellino, chinato a terra su degli interessantissimi fili d'erba (a quel che ho potuto constatare dal punto in cui mi trovavo), e gli ha tirato una manatina (date le dimensioni) sulla schiena. Abbiamo preso la nostra roba, infilato i rispettivi libri nelle rispettive borse, e ci siamo incamminati verso l'uscita del giardino. Passando vicino al laghetto lei guarda due anatre vicino a riva e mi fa "Ma dove vanno d'inverno le anatre del villone?" (non l'ho detto ma eravamo in un posto che si chiama Villon Puccini, detto comunemente "il villone" come avete potuto constatare pochi secondi fa). E io le ho detto, "ma sai che codesta domanda c'è anche nel libro di Salinger?". "Davvero? Non me ne ricordavo". Non le era neanche piaciuto granché, quel libro, quando l'aveva letto. A me queste cose, e con queste cose intendo lei che rifa una domanda di un libro di cui ha appena letto un passo ecc, che uno può anche chiamare coincidenze, a me queste sono proprio il tipo di cose che mi mandano in sollucchero.
CIRCA 50 MINUTI....
Allora non saprei proprio cosa dirle
fece
Ah
fu il suo commento, e se ne andò.
La particolarità di ciò che riferisco sta nel fatto, ed ora che ci penso non è in fondo una particolarità, no, è una contingenza di quelle di ogni secondo, sta nel fatto che non ho la benché minima idea dell'argomento di cui stessero parlando queste due persone prima del mio passaggio. Potrei dire che una era sull'uscio di un grande portone di un palazzo, e l'altra era appena fuori, insomma sul marciapiedi, e il marciapiedi era lo stesso su cui stavo camminando. Altrimenti come avrei fatto a passare di lì. Potrei dire che se passavo di lì era perché dovevo vedermi con la mia ragazza, che era a casa di una sua amica, e che quella era la strada più veloce per arrivare al punto del nostro incontro - che no, non era la casa della sua amica, ma un posto nei pressi - da dove mi trovavo, più o meno nel centrocittà. Avrei potuto prendere una strada più lenta (che non vuol dire più lunga, come più veloce non significa più breve) ma non lo feci, dato il mio ritardo. Sono sempre in ritardo. Per qualunque cosa. Il ritardo ti condiziona la vita. Mica lo fai apposta, di arrivare tardi agli inconti, alle lezioni, di consegnare il giorno dopo il lavoro per il giorno prima, di perderti il matrimonio di un amico, eccetera. Per quanto ti prepari e programmi accade sempre qualcosa di inevitabile, insospettabile, imprevedibile, che manda all'aria la tua puntualità. Sono molto puntuale nei miei ritardi, però, quindi non aspettatevi qualcosa di diverso. Difatti ieri sera, vedendo che di nuovo ero..., cosa mi sono detto? Vabbè, tanto lo sa, finisco di fare le cose con calma. E così sono arrivato puntualmente in ritardo. Non ho fatto aspettare nessuno. Ma torniamo al punto focale di questo racconto, perché sì, è un racconto.
Allora non saprei proprio cosa dirle
fece
Ah
fu il suo commento e se ne andò.
Passavo di lì ed ho ascoltato questo stralcio di conversazione. Ci passavo perché avevo un appuntamento con la mia ragazza, non con un amico, nè un'amica. Non dovevamo andare a comprare niente. Nè andare a vedere, per poi comprare chissà quando, qualcosa. Dovevamo solo vederci. Probabilmente passeggiare un po', chiacchierando del più e del meno, tenendoci per mano e fermandoci ogni tanto per un bacio, o provare l'ebbrezza di un bacio ad ogni chiusi camminando, sperando di non andare a sbattere contro nessuno. Sono sempre stato contro le effusioni in pubblico. Quando non mi riguardano. Prima perché ero invidioso. Ora pure. Insomma, sono un invidiosone. Invidio tutto di tutti, perfino le unghie della mano destra della commessa bionda della profumeria. A questo punto dovrei dirvi quale profumeria, visto che non ce n'è una sola. Ma è una di quelle cose di cui sono geloso, sapete com'è. Sì sono geloso. Lei tiene sempre la mano sinistra in tasca, mentre nella destra ha la sigaretta. La vedevo quest'inverno fuori a fumare di prima mattina, con un bel cappotto azzurro, intonato alla sua pelle chiara, gli occhi scuri scuri, forse neri forse no, che facevano tutt'uno con le ciglia, le linee delle sopracciglia l'attaccatura dei capelli alta svelata, gli zigomi e il naso alla francese (sarà banale, ma è così) le labbra semiaperte e il mento il collo liscio coperto da una sciarpa multicolore a creare uno sguardo deciso, fiero, dolce. Le sue unghie risaltavano quando portava la sigaretta alle labbra, dio, veniva voglia di ciucciarle come un chupa chups, sarà stato per via dello smalto che metteva, mah. Era quasi da impazzire. Dico quasi perché sono qui, non impazzito. Fossi impazzito probabilmente non sarei qui. Forse quo o qua, chissà. Scusate.
Allora non saprei proprio cosa dirle
fece
Ah
fu il suo commento e se ne andò.
Vorrei essere un narratore onesto, capite? Mi spiace per queste digressioni. Passavo di lì e ho ascoltato questo stralcio di conversazione. Ma è probabile che per raccontare questa cosa debba esporre i fatti in modo diverso.
L'uomo sulla soglia aveva uno scopettone in mano, accanto a lui un secchio con, presumo, dell'acqua variamente condita. I suoi vestiti erano una tuta blu di stoffa e un cappellino. L'altra persona era invece una donna, non particolarmente grassa, con una borsetta alla spalla destra e una borsa della spesa nella mano sinistra. Io stavo andando dalla mia ragazza, e lei faceva lo stesso, o meglio, lei stava andando dal suo ragazzo, che sarei io, sempre che non fosse già arrivata nel posto in cui ci saremmo dovuti vedere. Avevo visto queste due persone già da qualche metro, più o meno da dopo che avevo scansato una bimba con un gelato in mano pericolosamente pendente verso di me mentre i suoi genitori se ne stavano infischiando pesantemente di ciò che sarebbe potuto accadere senza la mia accortezza, che un musulmano turbante compreso si era staccato dalla vetrina di un negozio di articoli sportivi senza guardare e per poco non mi sfiorava e anche lui deve ringraziare i miei riflessi e chi me li ha donati, dio, e che un uomo d'affari in completo grigio e ventiquattrore nera, un classico uomo d'affari ma che voleva essere "giovane" con l'orecchino sulla destra, o sinistra?, mah, e i capelli appena lunghi per coprire un po' la sua evidente, visibile da almeno cinque, sei metri, piazzetta circolare, che camminava nella mia stessa direzione occupandomi alcuni gradi della visuale girasse a destra per attraversare la strada con passo sicuro nonostante il semaforo pedonale ancora rosso. Le avevo viste che stavano già parlando, e quando arrivai lì non potei fare a meno di sentire
Allora non saprei proprio cosa dirle
fece
Ah
fu il suo commento e se ne andò.